04:25 29 Novembre 2020
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“Ma guai a dare per morto il trumpismo e il sovranismo”, dice Giancarlo Giorgetti, responsabile Esteri e numero due della Lega, all’indomani della vittoria alle elezioni Usa di Joe Biden.

La sconfitta di Donald Trump “per noi non cambia nulla”, ha sottolineato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio in un’intervista rilasciata a Repubblica.

“Restiamo fermi nella collocazione atlantica, che diventa ultra-atlantica su determinati temi, ad esempio sul 5G. A differenza di chi, nel nostro Paese, ha difeso posizioni filo cinesi. Sappiamo che da parte della nuova Amministrazione ci sarà maggiore curiosità nel capire chi potrà governare in Italia nei prossimi anni. Sarà un bene, non abbiamo nulla da temere, anzi”.

Giorgetti era stato tra i tessitori del viaggio di Matteo Salvini vicepremier a Washington, nel 2019: “Andare a farsi conoscere serviva con Trump e a maggior ragione servirà con Biden, se vorremo davvero governare l’Italia. Siamo interessati a un dialogo con la nuova amministrazione. Oggi il braccio di ferro sullo scacchiere internazionale è tra Usa e Cina e noi stiamo con i primi”.

Il leader della Lega si era apertamente schierato a sostegno del tycoon, indossando mascherine pro Trump e postando foto con indosso il cappellino con lo slogan “Make America Great Again”.

“Ma guardi che al di là della simpatia, poi non è che il presidente repubblicano abbia manifestato mai alcun interesse particolare a intervenire nel dibattito italiano in questi anni. Fatta eccezione per due tweet di amicizia per ‘Giuseppi’ Conte, con cui di fatto ha sostenuto la nascita del governo Pd-M.5S”, ha minimizzato Giorgetti.

Il numero due del Carroccio racconta di aver visto Trump “una volta, in un comizio partecipato da bianchi e neri, donne e uomini" e "ho capito che quel che mi raccontavano i giornali del cattivissimo Trump non era vero”.

In Trump “ho visto un incrocio tra Berlusconi e Bossi e una certa simpatia l’ho avuta. Rafforzata dalla sua politica economica. Poi è arrivato il Covid, difficile da gestire per tutti, e ha determinato in parte la sua sconfitta. Ma guai a dare per morto il trumpismo. E i sovranisti”.
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