18:04 28 Novembre 2020
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Il sindaco di Messina decide autonomamente di chiudere tutte le scuole, segnalando un aumento "inesorabile" dei contagi fra i giovanissimi e una "gravissima" situazione degli ospedali. "Se vuole la Azzolina può impugnare l'ordinanza", afferma il primo cittadino

Il sindaco di Messina, Cateno De Luca, con un'ordinanza comunale ha dato disposizione di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio comunale. Una decisione destinata a scatenare una polemica, l'ennesima, con il governo centrale. Il primo cittadino  giustifica la sospensione dell'attività scolastica con l'aggravarsi della curva dei contagi relativa alle più giovani fasce d'età, e sfida la titolare del Miur, Lucia Azzolina, ad impugnare la sua decisione. 

Le scuole "resteranno chiuse fino a data da destinarsi. La nota dell’Asp fa emergere una preoccupazione massima perché Il trend di contagio è in aumento inesorabile nella fascia di età tra i 20 e i 50 anni. Nel periodo di stop scolastico abbiamo ricostruito la catena dei contatti stretti dei positivi: diversi sono inoltre i casi direttamente nelle scuole. Se vuole, il ministro Azzolina potrà impugnare la mia l’ordinanza. Venga il governo e m'impugni l'ordinanza. Preferisco questo piuttosto che mettere a rischio gli alunni e le loro famiglie", ha dichiarato De Luca, secondo quanto riporta la stampa locale. 

Le disposizioni di chiusura sono arrivate il 30 ottobre con un'ordinanza che predisponeva la sospensione dell'attività didattica in presenza, prorogata all'11 novembre. Ma l'amministrazione locale ha comunicato l'intenzione di voler estendere la chiusura degli istituti a oltranza e ha annunciato "un tavolo tecnico con la Prefettura ed asp per individuare analiticamente i focolai riscontrati e prorogare la eventuali chiusure dal 12 novembre in poi soltanto dei plessi scolastici ove è stata accertata la presenza di soggetti positivi".

Il Comune provvederà a soluzioni alternative alla scuola in presenza. 

La situazione sanitaria in Sicilia

Il sindaco di Messina ha lanciato un allarme generale sulle capacità delle strutture sanitarie locali e regionali di assistere i pazienti covid e non. 

"Sono preoccupato - afferma De Luca - per la situazione sanitaria dei nostri ospedali. I posti di terapia intensiva sono estremamente carenti. Inoltre, l’analisi dei parametri individuati per stabilire le criticità che ci hanno relegato nella zona arancione, si basano su dati inviati dalle Regioni. Il 25 ottobre la Sicilia ha dichiarato 504 focolai, la Campania 154, il Lazio 420. Queste Regioni stanno meglio della Sicilia per alcuni criteri, come l’indice di trasmissione che è più moderato del nostro. La verità è che il ministero della Salute ci ha considerati inaffidabili, al contrario di Lazio e Campania. Siamo zona arancione e tali resteremo per i prossimi 15 giorni. A questo punto l’unico modo per uscirne è fare quello che finora si è solo annunciato. La rete sanitaria fa acqua da tutte le parti, non possiamo permetterci di sbagliare". 

Inoltre, in un video pubblicato su Facebook il primo cittadino di Messina se la prende con il governo regionale, con il presidente Nello Musumeci e con l'assessore alla Sanità, Ruggero Razza, in particolare, ritenendoli responsabili del grado di allarme assegnato alla Sicilia, da venerdì designata zona arancione. 

"Non consento a Razza e Musumeci di giocare sulla pelle dei siciliani continuando a mentire", ha tuonato De Luca.

La Sicilia da questo venerdì è diventata zona arancione, con un elevato rischio di contagio e criticità. Le aree più colpite sono Palermo e Catania, dove è stato rilevato un forte stress delle strutture sanitarie, ma l'epidemia è in crescita in tutta la regione, con un nuovo picco di 1.423 casi e 34 decessi registrati questo venerdì. 

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Messina, Italia, Sicilia, Italia
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