17:09 24 Novembre 2020
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Il presidente del Consiglio respinge l’accusa di “discriminazioni politiche” nella divisione del paese in tre fasce di rischio e rilancia l’appello all’unità, che “significa solidarietà, non omogeneità”.

In un’intervista al Corriere della Sera, Conte rivendica la decisione di dividere il paese in zone rosse, arancioni e gialle, secondo il meccanismo di monitoraggio messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità col le regioni: “Nessuno ha mai messo in discussione, prima di adesso, questo meccanismo e rifiutarlo significa portare il Paese a sbattere contro un nuovo lockdown generalizzato”.

In zona rossa sono finite Lombardia, Piemonte, Val D'Aosta e Calabria, mentre Sicilia e Puglia sono in fascia arancione. Tutte le altre regioni sono in allerta gialla, con rischio e criticità meno elevate. Da parte dell'opposizione si sono levate nei giorni scorsi accuse al governo di aver fatto scelte politiche, per colpire le giunte di centrodestra. 

“Chi ci accusa di agire sulla base di discriminazioni politiche è in malafede. Non c’è nessuna volontà di penalizzare alcune aree a discapito di altre. Non c’è alcun margine di discrezionalità politica nell’ordinanza del ministro Speranza. Le regioni sono parte integrante di questo meccanismo”, ha risposto oggi Conte.

Il premier ha ricordato che il meccanismo di monitoraggio viene alimentato dai dati che le regioni inviano periodicamente, di cui certificano i risultati attraverso i loro rappresentanti che fanno parte della cabina di regia, e che “non tiene conto solo della velocità di trasmissione del contagio, ma di ben 21 parametri che riassumono la condizione di rischio dell’intero territorio, con particolare riguardo allo stress prodotto sui servizi sanitari”.

Le misure economiche

Il Consiglio dei ministri ha approvato la scorsa notte il Dl Ristori Bis, con le misure economiche per le categorie penalizzate dalle restrizioni. Un decreto che comprende anche “un fondo apposito per erogare nuove risorse da destinare a Regioni che dovessero peggiorare il proprio livello di rischio”.

“Abbiamo elevato gli indennizzi perché ci siamo resi conto che quelli erogati per il lockdown di primavera non sono stati sufficienti. Abbiamo anche allargato la platea dei beneficiari a ulteriori attività economiche", ha precisato il premier.

Esclusa invece, in questo momento, la rimodulazione dell’Iva: “Un taglio netto in questa fase è una strada difficile da percorrere, anche in virtù dei costi elevati che graverebbero sulle casse dello Stato”.

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