03:50 29 Novembre 2020
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La misura di chiusura cautelare della struttura è stata disposta in seguito alla presentazione di cospicuo materiale probatorio.

Un'inchiesta della Procura di Catania ha messo in luce una serie di casi di maltrattamento ai danni di anziani ospiti della casa di riposo San Camillo di Aci Sant'Antonio e ha portato alla sospensione per 12 mesi del titolare della struttura, il 60enne Giovanni Pietro Marchese, e di tre dipendenti: Giovanna Giuseppina Coco, 37enne, Rosaria Marianna Vasta e Alessandra Di Mauro, entrambe 41enni.

A far scattare le indagini delle fotografie a dir poco raccapriccianti, sequestrate dagli inquirenti dopo essere state estrapolate dal cellulare di una delle indagate, con anziani lasciati nuedi per terra con i loro escrementi o incastrati tra le sbarre del letto, o addirittura iaghe da decubito non adeguatamente curate.

Secondo la Procura di Catania, il personale avrebbe "maltrattato gli anziani degenti della struttura", "creato un clima abituale di vessazioni, umiliazioni e mortificazioni", "disinteressandosi della cura, anche medica, e dell'assistenza degli anziani e delle precarie condizioni igienico-sanitarie della casa di riposo, dove sono stati avvistati dei topi e gli anziani hanno contratto la scabbia, cosi' aggravando lo stato di sofferenza fisica e psichica degli ospitati".

Tra le pratiche vessatorie identificate, è stato stabilito che in diversi casi le vittime venivano addirittura legate ai tavoli per impedire il loro movimento, oppure lavati con l'acqua fredda o non venivano cambiati in seguito ai bisogni fisiologici per poi essere derisi per il loro odore.

Numerosi anche i casi di vessazione verbali, con gli ospiti, tra cui anche un centenario, ai quali venivano ripetutamente rivolti epiteti e frasi ingiuriosi quali "schifoso", "sporco" o "fai schifo". 

Il lavoro degli inquirenti, andato avanti tra il marzo e il giugno del 2019, ha inoltre permesso di accertare numerose, gravi irregolarità, con un totale di 11 lavoratori che venivano utilizzati in nero, tra cui anche due delle indagate, tra le quali anche alcune deferite in stato di libertà per aver percepito in maniera illecita il reddito di cittadinanza.
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