16:08 24 Novembre 2020
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Si allungheranno probabilmente i tempi della firma del nuovo Dpcm. Conte, il Governo e le Regioni non sono unanimi sulle nuove restrizioni da adottare.

Il Governo italiano è al lavoro su un nuovo Dpcm che possa agire sull’incalzare della pandemia che ha raggiunto numeri record in termini di casi positivi giornalieri rilevati. Tuttavia non c’è accordo unanime tra Governo e Regioni su quali nuove misure adottare.

Da un lato c’è il premier Conte che vorrebbe applicare restrizioni solo locali e dove serve, al fine di non dover dichiarare poi una chiusura generalizzata, nazionale. Dall’altro lato dalla Conferenza Stato Regioni emerge una linea unanime nel chiedere che sia il Governo centrale a prendere decisioni di livello nazionale, avversando quindi la linea delle chiusure solo locali o regionali.

La discussione tra le parti prosegue e, secondo quanto riporta l’Ansa, fonti della maggioranza avvertono che probabilmente il tanto atteso Dpcm potrebbe in realtà essere firmato martedì 3 novembre e non questa sera come annunciato nel fine settimana.

I nodi del Dpcm

Da un lato le Regioni chiedono una chiusura nazionale alle ore 18, dall’altra parte il Governo chiede ai territori di applicare solo misure localizzate che non vadano a impattare anche su quei territori italiani dove i contagi sono meno preoccupanti.

Ecco quindi materializzarsi l’ipotesi di un coprifuoco nazionale dalle ore 21. Una ipotesi, quella del coprifuoco, già toccata in occasione degli ultimi decreti del presidente del consiglio, ma poi accantonata.

Conte parla in Parlamento

Lunedì 2 novembre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte parlerà in Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato, per presentare l’orientamento del Governo sul nuovo Dpcm.

Zone rosse territoriali e non blocchi nazionali

Conte e i suoi ministri lavorano a una misura che preveda le zone rosse localizzate, piuttosto che chiusure generalizzate di tutta la nazione.

Come più volte è trapelato nelle scorse settimane, il premier Conte non è favorevole ad un secondo lockdown.

L’idea di Conte è di modulare le misure sulla diffusione del contagio e di intervenire localmente per arginare i focolai. Del resto già ad inizio aprile di quest’anno uno studio della società di consulenza McKinsey prospettava e suggeriva ai governi di attuare restrizioni a livello regionale o addirittura provinciale, al fine di non impattare sull’economia anche di aree geografiche dei paesi Europei, dove meglio si riusciva a contenere il contagio.

Tuttavia alcune misure di livello nazionale saranno adottate, come il ritorno a una mobilità solo regionale come avveniva a maggio, e la chiusura anche dei musei.

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