04:09 29 Novembre 2020
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Il carico di dispostivi sanitari era stato acquistato con una gara d’appalto indetta da Consip, ma non è mai arrivato in Italia.

L’imprenditore Antonello Ieffi, arrestato in pieno lockdown ad aprile e poi sottoposto ai domiciliari, è stato condannato a due anni e mezzo di carcere per turbativa d'asta in una gara indetta da Consip per l'acquisto e le forniture di tre milioni di mascherine mai arrivate in Italia.

Quella di Ieffi è la prima sentenza legata a un’inchiesta avviata durante la pandemia.

L’asta Consip in piena emergenza

L’affaire si scatena in pieno lockdown, quando in tutto il mondo facevano scalpore le foto delle file davanti alle farmacie per reperire mascherine.

In questo contesto Ieffi aveva tentato la scalata, con la Biocrea Società Agricola, partecipando al lotto numero sei della gara indetta da Consip. Questa la ricostruzione del pm che aveva chiesto cinque anni per l’imprenditore.

Il lotto era pari a 15,8 milioni di euro e prevedeva la fornitura di 24 milioni di mascherine chirurgiche. L’azienda controllata da Ieffi si era impegnata a consegnare i primi tre milioni di mascherine entro tre giorni dall’ordine proprio per venire incontro all’estrema necessità nel Paese.

Le mascherine mai arrivate

La fornitura, però, tardava ad arrivare. Ieffi aveva lamentato, nell’interlocuzione con Consip, di avere problemi organizzativi per il trasferimento del lotto dallo stoccaggio in Cina fino all’Italia.

La scadenza non era stata rispettata e l’Agenzia delle Dogane aveva eseguito un’ispezione nell’aeroporto di Guangzhou Baiyun, in Cina, dove il carico non era stato trovato.

La difesa di Ieffi

Nel corso del processo l'imprenditore si è difeso affermando che il suo operato era finalizzato a “fare del bene al Paese in un momento drammatico”.

Il giudice monocratico di Roma ha però assolto l'imputato dal reato di inadempimento di contratti nelle pubbliche forniture "perché il fatto non sussiste".

I legali difensori di Ieffi, gli avvocati Andrea Coletta e Ivano Chiesa, hanno spiegato: "Il nostro assistito, dipinto come il truffatore che, in spregio delle esigenze dei cittadini, avrebbe fatto finta di avere le mascherine, facendosi dare i soldi dalla Consip, è stato assolto proprio da questa accusa, perché evidentemente le mascherine c'erano", ma Ieffi non ha mai preso un’euro del contratto milionario.

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