16:42 24 Novembre 2020
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L'ordine dei Medici (Fnomceo) assieme all'associazione degli Anestesisti (SIIARTI) ha approvato un documento congiunto per definire criteri etici e professionali a cui attenersi per decidere chi destinare in terapia intensiva e chi no.

Con la seconda ondata improvvisa dei contagi si apre per l'Italia lo scenario 4 dell'epidemia, quello di una rapida e incontrollata diffusione del virus tra la popolazione e le strutture sanitarie sotto stress per il carico di malati. Nell'ipotesi che la capacità delle terapie intensive negli ospedali italiani non sia sufficiente per curare tutti i malati di COVID-19 in condizioni critiche, medici e anestesisti hanno prodotto un documento congiunto di triage inverso, per stabilire in modo etico e scientifico chi potrà essere curato e chi no. 

L'epidemia del coronavirus in Italia
© Sputnik . Alessandro Rota
Una scelta drammatica e dolorosa per chi la compie, chi la subisce e per i familiari, prevista nella medicina da guerra e della catastrofe, quando i servizi sanitari non sono sufficienti per tutti e si dà una priorità di cura ha chi ha più speranza di sopravvivere.

In una situazione di pandemia, con insufficienza di posti e medici, i medici sono chiamati a decidere chi ammettere alle cure.

Già lo scorso 6 marzo, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) aveva pubblicato le Raccomandazioni di Etica Clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili.

Queste linee guida sono state raccolte  nel Documento congiunto, elaborato dalla FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, e dalla SIAARTI, per definire i criteri etico-deontologici a cui i medici dovranno attenersi quando e se si troveranno di fronte a scelte tragiche, dovute allo squilibrio tra necessità e risorse disponibili.

Cosa prevedono le linee guida

I criteri contenuti nelle linee guida serviranno a garantire i diritti del paziente, che non sarà abbandonato ma preso in carico con gli strumenti possibili, appropriati e proporzionati.

"L’accesso alle cure - si legge nel documento - deve fondarsi sul ragionamento che è alla base del giudizio clinico, sulla proporzionalità e sulla adeguatezza delle cure secondo il Codice deontologico, in relazione al bilancio fra costi/benefici di ogni pratica clinica, commisurata agli esiti prevedibili di salute”.

La scelta relativa all'ammissibilità di un paziente in terapia intensiva verrà presa non solo in base all'età, ma deve considerare anche "la gravità del quadro clinico, lo stato funzionale pregresso, l’impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti". La sola età biologica "non può mai assumere carattere prevalente”.

Chi non sarà ammesso in terapia intensiva verrà comunque preso in carico e riceverà le cure appropriate e proporzionate di cui vi sia disponibilità, garantiscono i medici e gli anestesisti, ribadendo i principi fondamentali di uguaglianza e di equità nell'accesso alle cure. 

Il ricorso a tali criteri selettivi "non può essere inteso come il diniego del principio non negoziabile dell’uguaglianza di valori di ogni essere umano. Sono garantiti quali criteri di scelta sotto il profilo deontologico e professionale: il rispetto, la tutela della dignità e della salute della persona, la proporzionalità e l’adeguatezza delle cure, l’equità d’accesso, il criterio di beneficialità, l’età e/o le altre situazioni di vulnerabilità.

Tali criteri di scelta non possono essere utilizzati separatamente”

Cosa succede all'estero

Non solo l'Italia, ma anche altri Stati europei hanno fatto ricorso alla medicina delle catastrofi per far fronte al peso dei ricoveri e stabilire dei criteri oggettivi e scientifici per salvare quante più persone possibile.

Negli scorsi giorni, dinnanzi all'impennata di ricoveri, in Svizzera è stato adottato un protocollo di 8 pagine intitolato Pandemia Covid-19: triage dei trattamenti di medicina intensiva in caso di scarsità di risorse, già pubblicato a marzo dall'Accademia svizzera delle scienze.

Secondo quanto contenuto nel documento in caso di sovraffollamento il medico potrà decidere di non accogliere gli anziani malati di Covid.

"A causa della rapidità di diffusione del coronavirus (SARS-CoV-2) si è venuta a creare una situazione straordinaria che determinerà un massiccio afflusso di pazienti negli ospedali per malattie acute. Se le risorse a disposizione non sono sufficienti, occorre prendere decisioni di razionamento" si legge nell'introduzione alle linee guida del protocollo.

A differenza dell'Italia, però, in Svizzera l'età anagrafica diventa un criterio determinante per la non intubabilità e un medico potrà decidere di rifiutare la terapia intensiva a persone con età maggiore di 85 anni o di 75 con patologie preesistenti.

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