21:45 03 Dicembre 2020
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Il ministro degli Esteri grillino ha scritto una lettera indirizzata al quotidiano La Repubblica, con cui ha esortato il governo ad ascoltare le piazze e le forze politiche di maggioranza e opposizione all'unità, per affrontare "una crisi senza precedenti",

Dopo aver "scelto di rimanere in silenzio per qualche giorno" il capo della diplomazia italiana parla alla politica, rivolgendosi alle forze di governo come di opposizione, per dire la sua sugli eventi che hanno segnato gli scorsi giorni: l'escalation dell'epidemia, la crisi sanitaria ed economica senza precedenti, i provvedimenti del governo e la rabbia montata nelle piazze, con numerosi episodi di violenza e guerriglia urbana. 

L'Italia sta attraversando una crisi "senza precedenti" che è "pandemica, sanitaria ed economica" e che sta "mettendo in ginocchio l’intera Europa e molti Paesi extra Ue". "Ci sono proteste ovunque - precisa Di Maio - non solo in Italia. Anche in Germania, Spagna, Francia e Regno Unito, dove i contagi sono quasi il doppio dei nostri, le persone scendono in strada. C’è rabbia, incredulità, sofferenza". 

Davanti a questo il governo ha l'obbligo di "assumersi le proprie responsabilità", i "vandali vanno fermati", ma "le piazze vanno ascoltate". Il governo non può trascurare i segnali lanciati dalle piazze e "liquidare le proteste come se fossero tutte uguali", perché "tutte uguali non sono", sottolinea Di Maio. 

L'appello alla politica

L'Italia è spaccata a metà, ma non dalle piazze e dalle proteste, ma dalla politica perché "ad essere frammentato è l’intero arco parlamentare", osserva il ministro degli Esteri.

"C’è una maggioranza che continua a pestarsi i piedi giorno dopo giorno, le opposizioni che non perdono occasione per soffiare sul fuoco del conflitto e c’è chi riesce a contestare un decreto che ha contribuito a realizzare. È inutile cercare ragioni in questo caos. È più opportuno invece porsi delle domande. Ad esempio: come può in questa fase così delicata prevalere l’ambizione del singolo all’interesse collettivo? Come può la politica anteporre i propri colori al bene comune? E come può, subito dopo, ergersi a cattedra morale lasciando intendere che siano gli italiani ad essere i principali colpevoli della crisi?", interroga Di Maio. 

La politica, davanti a una crisi senza precedenti, deve fare un "passo indietro" e "rinunciare al conflitto" per perseguire per dedicarsi alla Nazione" e ritrovare quel "senso di umiltà che proprio la politica sembra aver smarrito".

Bisogna quindi anteporre il bene comune al proprio colore politico e non scaricare le responsabilità della crisi sul popolo. 

"Dobbiamo tenere a mente che il Paese rischia di implodere e se non riusciremo a risalire la china, noi per primi ne saremo i responsabili", ammonisce.

Infine, citando Pietro Nenni, esorta alla "responsabilità e lealtà istituzionale" tra le diverse forze presenti in parlamento, "per per ricucire un Paese lacerato, che abbiamo l’obbligo di difendere e proteggere".

La nuova stretta 

In seguito all'impennata esponenziale della curva dei contagi, per rallentare la diffusione dell'epidemia ed evitare il raggiungimento di una soglia critica delle terapie intensive che renderebbe necessario il lockdown, il governo ha adottato nuove restrizioni che colpiscono alcune categorie già gravemente danneggiate durante la prima ondata, come ristorazione, teatri, cinema e palestre. 

Questi provvedimenti, uniti al malcontento generale, hanno innescato la miccia della rabbia sociale, che è esplosa nelle piazze di diverse città, come Napoli, Milano, Torino, Roma, Catania, dove durante le proteste sono avvenuti violenti disordini e vere e proprie rivolte. 

Per sostenere economicamente le chiusure temporanee delle attività colpite dal decreto, il premier Conte ha disposto delle somme di ristoro. 

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