07:20 02 Dicembre 2020
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I suoi brani sono stati un inno anche durante il lockdown. La sua figura ancora sospesa tra dubbi e smentite sulla morte.

Rino Gaetano, all’anagrafe Salvatore Antonio Gaetano, oggi avrebbe festeggiato i 70 anni di vita. Morto in un incidente stradale, su cui si annidano ancora tanti dubbi, 39 anni fa, ha lasciato un’eredità musicale importante che è ancora di strettissima attualità per i temi affrontati.

Il cantautore di origini calabresi, dalla personalità eccentrica e anticonformista, è noto al grande pubblico per i suoi successi e le sue canzoni manifesto: “Il cielo è sempre più blu”, che lo fece conoscere al grande pubblico nel 1975, “Berta filava”, “A mano a mano”.

E ancora “Aida” e “Nuntereggaepiù”. Grazie a quest’ultimo brano Rino Gaetano entrò tra i concorrenti del festival di Sanremo dove cantò “Gianna” con cui arrivò al terzo posto.

Mentre era all’apice della carriera, il 2 giugno del 1981, perse la vita in un incidente stradale, su cui si addensano ancora delle nubi di incertezza.

Le teorie sulla morte di Rino Gaetano

Il cantautore si schiantò con la sua auto, una Volvo 343, in via Nomentana 355 a Roma, di fronte al Centro Sportivo del San Leone Magno, vicino alla casa dove viveva con i genitori. Secondo la ricostruzione Rino Gaetano aveva invaso la corsia opposta colpendo in pieno un camion. L’auto era stata così spinta e schiacciata dal mezzo pesante.

Sulla morte da anni ci si interroga: c’è chi ha ipotizzato un caso di malasanità, molti ospedali rifiutarono il ricovero, chi invece ha parlato di un decesso già annunciato dallo stesso cantante in una delle sue canzoni, chi, addirittura, ha studiato la pista dei servizi segreti.

Il no degli ospedali

Sulla prima ipotesi è arrivata una smentita da parte della sorella Anna, secondo cui Rino – come inizialmente raccontato – non era stato rifiutato da cinque ospedali.

“Questa è una leggenda. Quando il corpo di mio fratello fu estratto dalle lamiere, venne portato al Policlinico Umberto I, semplicemente perché era il posto più vicino. La struttura non aveva una sala operatoria attrezzata per la craniolesi, ma non l’avevano neppure gli altri ospedali contattati telefonicamente”.

La canzone premonitrice

La seconda teoria, cioè che Rino Gaetano avesse, raccontato la sua morte già dieci anni prima in un suo brano, si riferisce a “La ballata di Renzo”, in cui si racconta la storia di un ragazzo che muove in circostanze simili a quelle del tragico incidente.

“La strada era buia, s'andò al S. Camillo
e lì non l'accettarono forse per l'orario,
si pregò tutti i santi ma s'andò al S. Giovanni
e lì non lo vollero per lo sciopero”.
La pista dei servizi

Infine, la pista dei servizi segreti. Su questa l’avvocato Bruno Mautone ha scritto addirittura tre libri: secondo il penalista gli amici del cantante erano agenti segreti, collegati alla Cia e all’intelligence italiana. Inoltre, secondo le teorie di Mautone, Rino Gaetano era affiliato alla massoneria, amico di dipendenti di rilievo dell’ambasciata americana a Roma e della figlia del medico personale di Licio Gelli, capo supremo della Loggia P2.

L’inno dell’Italia in lockdown, “Il cielo è sempre più blu”

In piena chiusura da coronavirus, uno dei brani più noti di Rino Gaetano è diventato la colonna sonora di molti italiani e della resistenza alla pandemia. In tantissimi si affacciarono al balcone a inizio marzo per cantare "Ma il cielo è sempre più blu".

Due mesi dopo il brano è stato inciso da decine di cantanti riuniti con il nome di #Italianallstars4life a sostegno della Croce Rossa Italiana. 

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Festival di Sanremo, Musica
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