03:59 28 Novembre 2020
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Coronavirus in Italia: riaprono i confini con l'Ue (130)
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Questa la cifra che, secondo un rapporto Censis-Confimprese, potrebbe andare in fumo con una chiusura generalizzata durante il periodo natalizio. Intanto la stessa organizzazione stima un crollo dei consumi fino al 20 per cento entro la fine del 2020 per effetto della crisi economica prodotta dalla pandemia.

Un lockdown a Natale potrebbe costarci molto caro: fino a 25 miliardi di euro. È questa, secondo il Rapporto Censis-Confimprese sul “valore sociale dei consumi”, diffuso nella giornata di ieri, la cifra che potrebbe andare in fumo se saremo costretti a trascorrere le festività natalizie blindati in casa per colpa del coronavirus.

Non solo. La stessa organizzazione stima un crollo dei consumi fino a 229 miliardi di euro (-19,5% in termini reali in un anno) alla fine del 2020, per effetto del primo lockdown e delle misure restrittive contenute nell’ultimo Dpcm. A questo andrebbe sommato un taglio dei posti di lavoro che secondo il Censis potrebbe arrivare fino a 5 milioni di unità.

“Il solo retail subirà una sforbiciata di 95 miliardi di euro di fatturato (-21,6%) e nel comparto si rischia la perdita di oltre 700.000 posti di lavoro”, si legge nel comunicato stampa dell’organizzazione. Sempre secondo il Censis il prossimo Natale rappresenta “l’orizzonte massimo di tenuta psicologica degli italiani all’indomani delle nuove restrizioni”.

Chi, infatti, si dice disposto ad accettare le nuove misure restrittive, la metà degli italiani, lo fa soltanto perché “è convinta che a breve arriverà una cura risolutiva o il vaccino”.

Intanto continuano a calare i consumi. Il 60,3 per cento della popolazione in questa fase si ritrova costretto a tagliare le proprie spese in risposta alla situazione di incertezza economica.

“La situazione della distribuzione e del commercio in generale è già durissima oggi, con chiusure soltanto parziali”, ha detto Mario Resca, presidente di Confimprese. “Da quando si è cominciato a parlarne – ha spiegato - la flessione è stata immediata, i clienti si sono diradati e la distribuzione, la ristorazione e il commercio hanno già intravisto i giorni bui di marzo e aprile”.

Salvaguardare il retail, secondo il Censis, è essenziale per far ripartire il Paese. Anche se la pandemia ha già cambiato le abitudini degli italiani in fatto di consumi e questo inciderà nella ripartenza.

Intanto chi ha risposto al sondaggio si divide sul lockdown: per il 15 per cento degli intervistati è una misura esagerata, per il 30 per cento, invece, è inevitabile anche se porta “sofferenza economica”. La maggioranza, il 43 per cento degli interpellati, vota per una soluzione di compromesso: “Distinguere il rischio di contagio nei diversi territori, blindando i territori ad alto rischio e allentando la presa sugli altri”.

Dopo il dpcm presentato dal premier Conte domenica scorsa, che prevede forti limitazioni al lavoro di bar e ristoranti e palestre come misura per limitare i contagi, è esplosa la rabbia di ristoratori e autonomi. Il governo ha cercato di placare il malcontento presentando il Decreto Ristori per fornire sussidi alle categorie colpite dalle nuove misure.

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Natale, Italia, Coronavirus
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