18:40 25 Novembre 2020
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Per il virologo Andrea Crisanti le misure anti Covid prese con l’ultimo dpcm sono insufficienti, poiché portano alla chiusura di cinema e teatri ma non contemplano regole sui mezzi di trasporto, "occasione pazzesca di assembramenti". Scetticismo espresso anche sulla possibilità che il vaccino sia pronto a fine anno.

Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia dell'Università di Padova, ha espresso critiche e perplessità sul nuovo dpcm intervenendo al programma ‘L'imprenditore e gli altri di Cusano Italia Tv'.

"Manca secondo me un vero e proprio provvedimento per regolare i trasporti, che sono un'occasione di assembramento pazzesca e non si capisce perché si tollerino i trasporti e si sanzionino cinema e spettacoli", ha detto. 

Le misure non prevedono un potenziamento del trasporto pubblico locale, fondamentale - tra le altre cose - per garantire un sicuro e regolare afflusso degli studenti a scuola. Si è invece scelto di potenziare la didattica a distanza, così come lo smart working per quanto riguarda il lavoro. Secondo il microbiologo, tutto questo è dovuto a mancanza di programmazione.

Secondo il professore  "si poteva aprire un determinato distretto scolastico un mese prima per capire cosa succedeva in quella determinata area e non è stato fatto. Poi – aggiunge – si potevano fare campionamenti massicci con i test rapidi per capire se c'era trasmissione virale".

"Adesso qualsiasi discorso sulle scuole è fatto sulla base di intuizioni, di sensazioni", ha lamentato.

Crisanti è scettico anche riguardo la possibilità di disporre del vaccino già per fine anno, a differenza di quanto dichiarato da Piero Di Lorenzo, presidente dell’Irbm di Pomezia.

"Sarei preoccupato perché significherebbe che non è stato testato sul campo, sulla popolazione, per dimostrare che c'è una differenza statisticamente significativa tra i vaccinati e i non vaccinati. Sarebbe veramente una cosa senza precedenti se questo accadesse. Finora non è apparsa una sola pubblicazione scientifica al vaglio della comunità che testimoni che questo vaccino abbia le caratteristiche di cui si parla", ha ammonito.

Intanto, sempre secondo il microbiologo, l'assenza di una visione ad ampio raggio ha i suoi effetti anche sula competitività economica. 

"La competitività economica nel futuro si gioca sulla capacità di combattere questa epidemia. Mentre noi stiamo qui a dibattere se chiudere o non chiudere, i Paesi che sono riusciti a bloccare la trasmissione stanno fiorendo ed hanno un vantaggio competitivo perché noi non facciamo nulla mentre loro continuano a produrre e a vendere. La battaglia non si vince con il plexiglass, ma bloccando le catene di trasmissione sul territorio", ha criticato.

Critiche rivolte anche con lo sguardo all'indietro riguardo la somministrazione dei tamponi.

"Bisogna creare una rete di laboratori nazionale che superi le differenze di capacità delle varie regioni, io avevo proposto 400mila tamponi al giorno ed usare questi tamponi per interrompere le catene di trasmissione, trovando ovviamente la logistica per portare i tamponi alle persone ed evitare quelle file indegne ai drive-in. Un piano di questo genere ci sarebbe costato una cifra esorbitante, si tratta di un investimento da mezzo miliardo all'anno", ha concluso.

 

 

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