16:53 25 Novembre 2020
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Secondo i dati del Viminale, nel nostro Paese da gennaio sono arrivati 26.914 migranti. Un numero nettamente superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2019 e che supera anche il dato relativo agli stessi mesi del 2018. Per Eugenio Zoffili, deputato della Lega, intervistato da Sputnik Italia, il fenomeno è in crescita "esponenziale".

L’emergenza sanitaria non ferma gli sbarchi. Anzi, secondo i dati del Viminale, nel nostro Paese da gennaio sono arrivati 26.914 migranti. Un numero nettamente superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2019 e che supera anche il dato relativo agli stessi mesi del 2018. Per Eugenio Zoffili, deputato della Lega e presidente del Comitato bicamerale di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, sentito da Sputnik Italia, si tratta di numeri che certificano una crescita “esponenziale” del fenomeno migratorio.  

— Come giudica questo trend?

— I dati non solo raccontano una crescita, ma certificano anche come questa sia sempre più esponenziale, man mano che dal governo provengono messaggi che nei fatti incoraggiano i clandestini a raggiungere le nostre coste: dalle sanatorie, all’abolizione dei decreti sicurezza ai processi per sequestro di persona contro Salvini.

— Da dove proviene la maggior parte dei migranti che stanno sbarcando nel nostro Paese?

— La provenienza è diversa a seconda delle fasi, si procede ad ondate. In sintesi possiamo dire che oltre ai grossi flussi che partono da Nigeria e Corno d'Africa, si stanno rafforzando le file di coloro che partono dall'Algeria, raggiungendo spesso le coste sarde, e dalla Tunisia che in linea di massima, ma non sempre, prediligono lo sbarco in Sicilia. Non dimentichiamo, infine, come il fulcro dei traffici resti la Libia, dove da quasi dieci anni lo Stato si è liquefatto lasciando campo libero a organizzazioni senza scrupoli che gestiscono i terminali di viaggi della morte che hanno origine in Siria o addirittura in Afghanistan, Bangladesh, Pakistan.

— In queste ultime settimane si moltiplicano gli arrivi dalla Tunisia, eppure ci sono state delle iniziative da parte del governo per limitare i flussi da questo Paese, cosa non ha funzionato?

— All'Italia evidentemente manca la credibilità per proporre alla Tunisia una cornice che permetta a loro di arginare le partenze e al nostro Paese di investire con progetti di sviluppo che sradichino almeno qualche strato di povertà endemica in quei territori.

— Il Covid dilaga anche tra gli stranieri che arrivano in Italia, come giudica le misure adottate finora dal governo per garantire la sicurezza sul fronte sanitario?

— Da quando al Viminale non c'è più un Ministro degli Interni come Salvini, i trafficanti hanno ricominciato a fare affari d'oro, senza che il governo facesse niente di concreto per difendere i confini nazionali, né per tutelare i cittadini dal rischio pandemico che i molti migranti positivi al Covid non fanno che aggravare.

— In molte città d’Italia aumenta la rabbia per la crisi economica che stiamo vivendo, pensa che ci sia il rischio di ulteriori tensioni sociali con l’arrivo di un numero sempre maggiore di migranti sul nostro territorio?

— Le misure di restrizione degli spazi di libertà sono sempre odiose, e non potrebbero essere altrimenti per chiunque viva e voglia vivere in un Paese libero. Ma se le regole dure che vengono imposte agli italiani valessero anche per i clandestini, sarebbe certamente più semplice evitare ribellioni e proteste. Purtroppo invece assistiamo a "due pesi e due misure". I baristi sono multati appena abbassano la mascherina, mentre gli sbarchi non si fermano. Senza contare che nei parchi, intorno alle stazioni e in molte aree delle nostre città continuano a esserci bivacchi di personaggi inquietanti che fanno i loro comodi senza che nessuno li disturbi. È normale che questo contribuisca a esasperare la gente.

— Quali saranno gli effetti del nuovo decreto immigrazione?

— Disastrosi. Soprattutto per le forze dell'ordine che fanno sacrifici immani per tutelare la nostra sicurezza senza che dal governo arrivi il minimo sostegno in termini di uomini, mezzi e risorse.

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