20:36 03 Dicembre 2020
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Il comandante 'Diavolo' è stato partigiano, a capo del battaglione Sap della brigata Fratelli Manfredi. Accusato ingiustamente dell'omicidio di don Pessina, ha trascorso 22 anni in carcere.

Muore a pochi giorni dal suo 101 esimo compleanno il comandante partigiano ‘Diavolo’, Germano Nicolini. L’uomo della Resistenza si è spento a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, nella serata di sabato 24 ottobre.

Dopo la seconda guerra mondiale fu accusato dell’omicidio di don Umberto Pessina e scontò una pena di 22 anni. Tuttavia negli anni ‘90 dello scorso secolo è stato scagionato a seguito della riapertura delle indagini sull’omicidio del sacerdote.

Nato il 26 novembre del 1919, il comandante ‘Diavolo’ fu dapprima catturato dai tedeschi, a riuscì a fuggire e si arruolò nel battaglione Sap della brigata Fratelli Manfredi, della quale poi diventò il comandante.

Eletto sindaco di Correggio nell’immediato dopo guerra, nel 1947 fu arrestato per l’omicidio e scontò 22 anni di carcere uscendone solo nel 1994 (all’età di 75 anni) grazie ad un indulto.

La verità sull’omicidio Pessina

La verità sul vero assassino di don Pessina emerse solo dopo una lettere aperta pubblicata su Il Resto del Carlino a firma del comandante e dell’allora deputato Otello Montanari.

A seguito di quella lettera, ‘Chi sa parli’, il vero assassino William Gaiti (oggi morto) confessò.

Germano Nicolini è rimasto convinto sino alla fine della sua vita che i vertici del Pci di quell’epoca sapessero la verità su chi fosse il vero assassino di don Pessina e abbiano taciuto per scelta politica.

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