10:10 25 Novembre 2020
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Secondo lo scrittore di Gomorra lo stato ha trattato con i criminali che gestiscono la tratta nel Mediterraneo. Al centro del caso la figura del trafficante Bija.

Per Saviano nell’accordo Italia-Libia sui flussi migratori “lo stato italiano si è seduto al tavolo con dei criminali per fermare i migranti, con le persone che mandano i migranti" e con l’obiettivo di ottenere un accesso al petrolio libico: “La grande dannazione della Libia: il petrolio. La Libia non ha semplicemente tanto petrolio, ma il miglior petrolio che possa esistere, perché non va raffinato e questo abbatte i costi”.

Lo scrittore casertano, che parla del tema nella puntata di My Way per Fanpage, definisce l’intesa con Tripoli una delle “più criminali che le istituzioni italiane abbiano mai fatto".  Le ragioni di questa critica risiedono nella scelta degli interlocutori di Roma: trafficanti travestiti da membri della Guardia costiera libica.

Chi è Bija

Così racconta Saviano:

“Il 14 ottobre hanno arrestato Abdul Raman al Milad, membro delle istituzioni libiche, meglio conosciuto come Bija, uno dei più feroci trafficanti di esseri umani. Nel 2017 è in Italia, alla Croce Rossa, al ministero degli Interni e alla Giustizia. Visita persino il Cara di Mineo. Perché queste istituzioni lo hanno ricevuto? Semplice. Nonostante avessimo degli elementi che lo identificavano come trafficante di esseri umani, capo di bande miliziane, è stato prescelto dall'Italia come interlocutore del traffico degli esseri umani”.

Per Saviano la figura di Bija è centrale nella gestione del traffico di migranti: è lui che prende i soldi per imbarcarli verso l’Europa e “poi prende soldi dall'Europa e dall'Italia per bloccare il suo stesso traffico”.

Detenzione e tortura

Saviano aggiunge che "Bija è noto per essere il comandante di uno dei campi di detenzione più famigerati sul territorio libico Zawiya".

"Abbiamo prove di torture, stupri ed esecuzioni. Il meccanismo che ha costruito è questo: il migrante è un Bancomat. Una volta che arriva lì non viene lasciato libero, anche se vuole tornare a casa, non è lì tenuto a forza per evitare che parta verso l'Europa, ma è sequestrato perché per tornare libero deve pagare”, conclude.

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Roberto Saviano, Crisi dei migranti
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