03:48 28 Novembre 2020
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Il suo ruolo fu determinante per cercare all'interno di Cosa Nostra quel consenso di cui Totò Riina aveva bisogno per iniziare la stagione delle stragi nel 1992.

Il boss Matteo Messina Denaro è stato condannato all'ergastolo. Fu uno dei mandanti delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, nelle quali morirono i giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. La sentenza della Corte d'Assise di Caltanissetta, presieduta da Roberta Serio, è arrivata nella tarda serata di martedì dopo 14 ore di camere di consiglio. 

"La storia di quegli anni non sarebbe stata la stessa" senza Matteo Messina Denaro, ha detto il pm Gabriele Paci durante la sua requisitoria, nella quale ha ricostruito il ruolo del boss trapanese, latitante dal 1993. All'interno di Cosa Nostra, Messina Denaro fu determinante per rafforzare il potere e la linea stragista di Totò Riina, contribuendo a creare quel "un clima di unanimità senza il quale il capomafia corleonese non avrebbe potuto portare avanti i suoi piani stragisti, se non a rischio di una guerra di mafia". 

"Fu lui più di tutti l'uomo che aiutò Riina a stroncare sul nascere le voci del dissenso interno", ha detto il procuratore reggente. "Avere il consenso di Matteo Messina Denaro -  prosegue - gli consentiva di avere delle spie in ogni anfratto di Cosa Nostra che potevano portare alla luce quelli che erano i dissensi interni. Matteo Messina Denaro serve proprio a questo, a stanare e uccidere i riottosi". 

Il risarcimento alle famiglie

I magistrati di Caltanissetta hanno condannato il capomafia di Trapani al carcere a vita, 18 mesi di isolamento diurno. Il dispositivo della sentenza contiene anche la condanna al pagamento delle spese processuali, l'interdizione ai pubblici uffici e la decadenza della responsabilità genitoriali.

Messina Denaro inoltre dovrà risarcire i familiari delle vittime, che si sono costituite parte civile, con le seguenti somme: 

  • fino a €500mila euro in favore di ciascuno dei fratelli e dei figli degli agenti di scorta e dei figli del giudice Paolo Borsellino, Manfredi, Lucia e Fiammetta;
  • €300 mila euro in favore di altri fratelli di agenti di scorta e parenti dei due giudici uccisi;
  • dai €10 ai €50 mila euro ai nipoti;
  • €100mila euro ai sopravvissuti alle stragi.

Quello appena concluso è il terzo processo celebrato a Caltanissetta per la strage di Capaci e il quinto per quella di via D'Amelio.

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Mafia, Italia
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