22:01 03 Dicembre 2020
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Il virologo dell'Università di Padova, Andrea Crisanti, si sfoga sul portale Lettera 150: "Il mio piano per evitare la seconda ondata? Ignorato dal governo". E sul nuovo Dpcm: "Senza un piano per mantenere il contagio a livelli bassi siamo condannati a un'altalena di misure restrittive e ripresa di normalità con effetti disastrosi sull’economia"

Spegnere sul nascere i focolai di coronavirus con un sistema di tamponi a tappeto, sul modello cinese. Il piano prevedeva di effettuare, se necessario, fino a 400mila screening al giorno. Ma la proposta, evidentemente, non è piaciuta al governo che ha deciso di intraprendere altre strade. A renderlo noto è lo stesso autore della strategia che sarebbe dovuta servire ad evitare la seconda ondata, il virologo dell’Università di Padova, Andrea Crisanti.

“Non ho più avuto riscontri alla mia proposta”, denuncia su Lettera150, il portale del think thank nato proprio sull’onda dell’emergenza Covid, che ora raggruppa 250 esperti. “A distanza di quasi tre mesi - ragiona Crisanti - vengono emanati nuovi decreti del presidente del Consiglio, destinati ad impattare sulla nostra qualità della vita e sulle nostre attività lavorative, subiti pazientemente con la speranza che possano contribuire a diminuire il contagio”.

Una strategia, quella messa in campo dall’esecutivo, che viene però bocciata dal virologo: “Ancora una volta si persiste nell’errore di non chiedersi come, ridotto il contagio con misure progressivamente restrittive, si faccia a mantenerlo a livelli bassi”. “La mancata risposta a questa domanda – va avanti - ci condannerà a una altalena di misure restrittive e ripresa di normalità che avrà effetti disastrosi sull’economia, l’educazione e la vita di relazione”.

L’obiettivo del piano di Crisanti, ricorda lo stesso infettivologo in un articolo a sua firma pubblicato sullo stesso portale, “era quello di dotare l’Italia di un sistema di sorveglianza attiva in grado di bloccare sul nascere i focolai di trasmissione di Sars-Cov 2”.

“Il piano, nella forma di una bozza preliminare, delineava la dinamica di trasmissione del virus e i fattori che ne influenzano i possibili scenari” e “proponeva di dotare l’Italia di una rete di laboratori fissi e mobili per incrementare a 400.000 la capacità di effettuare tamponi ed eliminare differenze regionali con l’obiettivo di consolidare i risultati del lockdown e mantenere i contagi a un livello basso che non interferisse con la qualità della vita e le attività produttive”.

Le metodiche attuali di tracciamento, infatti, secondo Crisanti sono “laboriose, difficilmente scalabili e facilmente saturabili”. Per questo il virologo dell’Università di Padova avrebbe voluto allargare l’approccio utilizzato a Vo Euganeo, uno dei primi comuni italiani colpiti dall’epidemia lo scorso febbraio, a tutta la Penisola.

“Dobbiamo immaginare che ognuno di noi vive in una rete tridimensionale di relazioni i cui piani ad esempio possono essere la scuola, il lavoro, i vicini di casa, gli amici e i parenti con interazioni sia orizzontali che verticali – ha spiegato - quando si identifica una persona contagiata, se si testano tutti coloro che fanno parte di questo spazio di relazioni, si trova con elevata probabilità in questo spazio di relazioni l’origine del contagio”. In questo modo, conclude il virologo si blocca la catena di trasmissione.

Crisanti, quindi, invoca un “sistema di sorveglianza attiva” per “supportare l’economia e migliorare la qualità della vita”. “Si può e si deve fare ora”, incalza. E fa l’esempio della Cina: “Pochi giorni fa, per eliminare un focolaio di 10 casi, ha effettuato 10 milioni di tamponi in un giorno”. “Il vantaggio competitivo di una economia – dice - oggi passa principalmente attraverso la tutela della salute pubblica”.

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