05:54 24 Ottobre 2020
Italia
URL abbreviato
0 22
Seguici su

La regione Sicilia ha imposto un prezzo massimo di €50 per i tamponi nei centri convenzionali privati, ma un laboratorio di Alcamo, nel trapanese, faceva pagare il doppio ai clienti.

Truffavano i clienti facendo pagare i tamponi il doppio del prezzo stabilito dalla regione, ma non solo: il laboratorio non era a norma e i test effettuati non erano affidabili. Gli screening venivano processati con apparecchiature non certificate dall'ente certificatore. I carabinieri dei Nas di Palermo hanno disposto il sequestro di un laboratorio di analisi di Alcano, nel trapanese, dopo aver riscontrato una serie di irregolarità durante i controlli.

I titolari dell'attività facevano pagare i tamponi tra gli 80 e i 100 euro, praticamente il doppio rispetto al prezzo imposto dalla regione per i centri convenzionati. Dalle indagini è emerso anche che i il laboratorio avrebbe analizzato i test molecolari con apparecchiature valutate non idonee per lo screening dall'ente certificatore regionale di controllo qualità.

In alcuni casi il laboratorio avrebbe consegnato diagnosi errate, comunicando l'esito negativo degli screening a pazienti in seguito rivelatisi positivi. I test venivano eseguiti per conto dell'Asp di Trapani nonché di privati. I responsabili del centro avrebbero omesso di inserire i dati sui tamponi e il loro esito sulla piattaforma web regionale per il Covid-19. 

Assente, infine, nel laboratorio, la figura di un biologo specializzato in microbiologia, virologia o genetica,  indispensabile questa tipologia di diagnosi. I militari hanno disposto il sequestro del centro e denunciato il titolare dell'attività e il direttore tecnico per falso e frode nell'esecuzione del contratto con l'ente pubblico. 

Non è il primo caso di operatori sanitati coinvolti in una frode sugli screening. Nei giorni precedenti in un'altra regione, in Lazio, i carabinieri di Civitavecchia hanno sventato un'altra truffa sui tamponi, portata avanti da una coppia  che operava in maniera abusiva. Lei un'infermiera sottraeva materiale all'ospedale di Civitavecchia e il suo convivente, effettuava test a domicilio consegnando poi referti negativi falsificati dell'Istituto Spallanzani. La consegna del referto falso potrebbe aggravare la loro posizione, visto che consegnando un attestato di negatività potrebbero aver contribuito alla diffusione dell'epidemia. 

 

Tags:
Sicilia, Coronavirus, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook