01:27 22 Ottobre 2020
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Salvini incontra i parenti dei pescatori di Mazara del Vallo sequestrati in Libia. Dal leader della Lega un appello al governo per ottenere al più presto la loro liberazione.

Il leader della Lega ha raggiunto i familiari dei 18 marittimi siciliani, da settimane in protesta a Roma per chiedere il rilascio dei propri cari dal primo settembre trattenuti dalle autorità di Bengasi.

"Facciamo in modo che non cali il silenzio su questa vicenda vergognosa e indegna, diamo tutti la sveglia al governo per salvare i nostri connazionali". Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, che questa mattina si è recato al presidio dei familiari dei pescatori di Mazara, che hanno portato a Roma la loro protesta per chiedere la liberazione dei loro cari, dal primo settembre trattenuti a Bengasi dalle autorità libiche che fanno capo al generale Khalifa Haftar. 

"Purtroppo non sanno nulla, non hanno risposte, vivono nell'angoscia per i loro cari", ha scritto Salvini in un tweet. 

Sotto Montecitorio si sono date appuntamento le mamme, le mogli e le figlie dei 18 pescatori, in una protesta di donne che va avanti da quasi un mese per chiedere al governo fatti concreti e riportare a casa i marittimi. 

"Io non mollo, a costo di perdere la vita resto qui, voglio che riportino a casa mio figlio", ha affermato ieri sera ai microfoni di Quarta Repubblica, la signora Rosetta, mamma del capitano della Medinea, Pietro Marrone. "Il signor Conte e il signor Di Maio si affrettino a riportare a casa tutti i pescatori", ha chiesto. 

Ed è stato proprio il capitano Marrone, nell'unico collegamento telefonico con la madre, a chiedere di fare qualsiasi cosa per riportare i pescatori a casa, quasi un mese fa.

I familiari e gli armatori hanno dunque accolto l'appello e trasferito la propria protesta dal porto di Mazara del Vallo a piazza Montecitorio a Roma, per il rilascio dei marittimi. 

I negoziati sono resi difficili dal fatto che l'Italia non riconosce le autorità di Bengasi e non ha rapporti ufficiali con il governo di Tobruk del generale Haftar. I marittimi sono stati fermati a bordo dei pescherecci Medinea e Antartide dalle motovedette libiche, lo scorso primo settembre a circa 38 miglia da Bengasi, in acque internazionali ma contese dalla Libia.

Uno dei tanti sequestri nell'ambito della guerra del pesce ma che, a differenza degli altri conclusi in breve tempo, stenta a trovare una soluzione per via delle tensioni nell'area del Mediterraneo.

Tags:
Libia, Sicilia, Italia
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