14:57 31 Ottobre 2020
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L'epidemiologo Fabrizio Faggiani ha ricostruito il focolaio provocato da un super vettore, un giovane dominicano rientrato in Italia dal suo Paese e sfuggito ai controlli.

Basta poco, una banale disattenzione sui controlli, per far esplodere un focolaio di COVID-19. E' quanto emerge dalla ricostruzione della catena dei contagi di un superdiffusore, un giovane dominicano responsabile di un enorme cluster in Piemonte, per aver infettato direttamente e indirettamente almeno 126 persone, tra questi tre ricoverati e un morto. Il caso è stato illustrato dall'epidemiologo Fabrizio Facciani, professore di Igiene all'Università di Torino e già componente dell’unità anticovid in Valle d’Aosta, a margine del convegno nazionale di diritto sanitario organizzato ad Alessandria.

La storia inizia a metà luglio quando un giovane dominicano rientra in Italia dopo un breve soggiorno nel suo Paese d'origine, secondo quanto  riportato dal Corriere della Sera.

Arriva a Vercelli il 13 luglio senza ricevere informazioni necessarie sulla comunicazione del suo arrivo all'Asl per sottoporsi ai controlli previsti dalle regole anticovid. In seguito il ministero della Salute annuncia la presenza a bordo di un passeggero positivo, ma il dominicano non si autodenuncia. E' il paziente zero. 

Il giovane non si mette in quarantena e riprende a svolgere un'intensa vita sociale, senza limitazioni. Il 21 e il 22 luglio frequenta la piscina comunale dove incontra una coppia di amici e li contagia. Il 26 va a ballare in discoteca e contagia 58 persone, fra clienti e personale. 

Intanto la coppia di amici porta il virus sul posto di lavoro, presso una ditta locale di logistica, infettando 33 colleghi che a loro volta portano il virus a casa, contagiando 8 familiari. Una delle persone contagiate in discoteca, invece si reca a un bar dove contagia alcuni avventori. Uno di loro il 14 agosto va a un funerale, trasmettendo il virus a 6 persone che a loro volta infettano 6 familiari. 

Non è tutto. Secondo il professor Faggiani potrebbero esserci "altri casi sono legati al 'paziente zero', sfuggiti alla minuziosa attività di tracciamento dei contatti da parte del servizio di igiene e sanità pubblica. Però un dato è provato. Un singolo caso di importazione nell’arco di 25 giorni ha dato il via a una catena di 126 contagi certi".

Dalla ricostruzione della catena dei contagi,

  • il 62% è avvenuto in un contesto di svago,
  • il 26% sul posto di lavoro
  • e il 12% tra le mura domestiche.

Lo studio, però, rivela anche alcune falle nei controlli delle autorità sanitarie, lamentate anche dagli altri passeggeri del volo su cui ha viaggiato il paziente zero.

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