11:54 20 Ottobre 2020
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Dopo l'incontro con il Comitato tecnico-scientifico per varare nuove regole al fine di fronteggiare la pandemia, nel popolare programma di Fabio Fazio il Ministro della Salute ha fatto il punto della situazione.

Eco il resoconto dell'intervista del Ministro Speranza a 'Che tempo che fa', dove ha annunciato che siamo in una nuova fase dell'emergenza sanitaria.

"Il numero dei contagi da noi è cresciuto e ora siamo ad un cambio di fase. Il quadro epidemiologico è molto peggiorato in Europa nelle ultime settimane. Il numero dei contagi in Italia è cresciuto ma i numeri da noi sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli di altri paesi. L'Italia non può essere considerata fuori da questo contesto, sarebbe folle. Il numero dei contagi da noi è cresciuto e ora siamo ad un cambio di fase", ha detto.

Inevitabile quindi l'introduzione di nuove restrizioni. 

"Ora siamo costretti a restringere le maglie, il prossimo Dpcm che stiamo discutendo con il Cts e che discuteremo con le regioni avrà questo significato: sarà un cambio di marcia per provare a intervenire con misure che non sono paragonabili a quelle vissute in passato. Sono interventi puntuali su alcuni aree a rischio che possono consentirci di provare a mettere la curva sotto controllo. Dobbiamo farlo subito per evitare di trovarci a dover adottare misure più dure", ha aggiunto.

Ribadita quindi l'intenzione del governo di non decretare un secondo lockdown ma di intervenire per tempo affinché lo spauracchio sia scongiurato. 

"Abbiamo un vantaggio sugli altri paesi europei ma non è scontato. Se riusciamo ad alzare il livello d'attenzione - misure del governo, misure delle regioni e soprattutto comportamenti delle persone - possiamo essere in condizione di evitare situazioni più complicate da qui a qualche settimana", ha auspicato.

Speranza ha fato chiarezza anche su un tema spesso controverso, ovvero la competenza specifica di governo e regioni

"Le norme saranno in vigore su tutto il territorio nazionale, le regioni hanno l'autonomia di varare misure più restrittive. Se invece vogliono fare misure meno restrittive, le regioni devono avere un'intesa con il ministro della Salute che valuterà", ha specificato.

Per adesso quella di lockdown territoriali "è tra le ipotesi in campo se ci dovessero essere situazioni di particolare difficoltà. In questo momento in nessuna delle regioni ci sono condizioni per interventi mirati. Nessuno ha la palla di vetro: la diffusione del contagio tra un mese dipende da noi, dalle misure e dal comportamento delle persone. Ad oggi non ci sono condizioni per nessun lockdown territoriale", ha rassicurato.

Il Ministro ha confessato di aver proposto il divieto di feste private per non vanificare gli sforzi fatti, soprattutto sul fronte della riapertura delle scuole.

"Noi abbiamo investito molto sulle scuole, per tenere al sicuro i nostri ragazzi durante l’orario scolastico. Ma poi se la sera c’è una festa, mettiamo a rischio tutti gli sforzi fatti. Io ho proposto di vietare le feste, anche private", ha ammesso.

Riguardo ai controlli in merito, impossibili in case private, si affida alla responsabilità - finora dimostrata - dei cittadini, perché "quando c’è una norma va rispettata, e in questi mesi abbiamo visto che gli italiani seguono le regole e le indicazioni che vengono date. Lavoreremo anche con le forze dell’ordine per verificare che la norma venga rispettata. Ma non sono i controlli che ci hanno permesso di piegare la curva nei giorni più difficili, ma i comportamenti delle persone".

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