01:16 22 Ottobre 2020
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Da Bergamo arriva l'appello alle istituzioni di cinquecento tra medici e infermieri che sono stati in prima linea nelle zone più colpite dal virus: "Non siamo preparati per la seconda ondata".

Per cinquecento medici e infermieri della bergamasca l’Italia non sarebbe pronta ad affrontare la seconda ondata. Mentre il governo studia nuove misure per far fronte alla crescita dei contagi, chi è stato in prima linea in uno dei fronti più caldi della pandemia in Italia si dice preoccupato.

“Non basterà la disciplina della popolazione”, per affrontare il secondo picco dei contagi, scrivono i sanitari in un appello all’Agenzia di tutela della Salute (Ats) di Bergamo e ai politici locali. I camici bianchi che hanno sottoscritto la missiva, intervistati dal Fatto Quotidiano, invocano una “una risposta coordinata e lungimirante delle istituzioni” che finora, denunciano, non è stata “sufficiente”.

Gli addetti ai lavori chiedono una riforma del funzionamento dei servizi sanitari territoriali. Altrimenti, è il monito, si rischia di tornare ad avere una pressione sugli ospedali che potrebbe diventare ingestibile con un eventuale aumento dei ricoveri per coronavirus.

La lista delle richieste, pubblicata da alcuni quotidiani locali, come Bergamo News, è lunga, e parte dalla necessità di riprendere a curare anche chi non ha il Covid: pazienti oncologici o con patologie croniche per cui si chiede la riduzione delle liste di attesa.

Sempre a livello intraospedaliero viene chiesta la fine dell'approccio "Covid-centrico" con una riorganizzazione dei percorsi per garantire, nonostante la pandemia, “un regolare flusso di pazienti che offra sicurezza sia ad operatori che assistiti”. Per non sovraccaricare i reparti, inoltre, medici e infermieri chiedono la “creazione di percorsi rapidi per condurre precocemente in gestione extraospedaliera i pazienti Covid”. Ovvero, tenere i casi Covid in ospedale solo per il tempo strettamente necessario a ricevere le cure, ed assistere i casi lievi o i convalescenti a casa, con il supporto della tecnologia ad hoc, o in strutture dedicate.

E poi, si legge ancora nella lista, ridurre il tempo di comunicazione del risultato dei tamponi a 24 ore su tutto il territorio nazionale, istituire “cliniche mobili che possano spostarsi in presenza di cluster epidemici”, dare assistenza alla popolazione sul fronte della salute psicologica e sorvegliare le Rsa. Proposte, queste, che approderanno nelle prossime settimane anche a Palazzo Lombardia.

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medici, Coronavirus
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