11:49 30 Ottobre 2020
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L'indice Rt è salito sopra quota 1,25 in Sicilia, Piemonte, Campania e Basilicata. Preoccupa anche l'aumento dei casi in Lombardia. Per l'Istituto superiore di Sanità ci troviamo “una nuova fase epidemiologica con un notevole carico dei servizi territoriali che va monitorato per i suoi potenziali riflessi sui servizi assistenziali”.

Sono quattro le regioni italiane con un livello di allerta arancione. L’indice Rt che determina la trasmissibilità del virus, secondo i dati contenuti nell’ultimo report settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, è salito sopra quota 1,25 in Sicilia, Piemonte, Campania e Basilicata. Ma l’allarme sale anche in Lombardia, la regione italiana più colpita durante la prima ondata della scorsa primavera, dove i contagi sono tornati a salire.

“Il virus oggi circola in tutto il Paese, continuano ad aumentare i nuovi casi segnalati in Italia per la decima settimana consecutiva”, si legge nella relazione dell’Iss, che nella settimana che va dal 28 settembre al 4 ottobre fotografa anche l’aumento del numero di casi sintomatici rispetto alle settimane precedenti.

Cresce anche il numero dei focolai in ambito scolastico che però rappresentano ancora soltanto il 2,5 per cento di quelli emersi la scorsa settimana. In salita anche la curva dei casi in cui non è più possibile risalire alla catena di trasmissione, sono 4.041 contro i 3.026 della settimana precedente.

Un nuovo lockdown generalizzato è escluso. Gli effetti collaterali, in sintesi, supererebbero quelli benefici. Lo sa bene il governo che, dopo aver prorogato lo stato di emergenza, vorrebbe optare per una serie di misure “soft” da includere nel prossimo Dpcm che, come anticipa La Stampa, potrebbe arrivare già stasera o domani. L’idea dell’esecutivo è quella di continuare a caldeggiare lo smart working, limitare il numero di invitati alle feste e agli eventi, fino ad un coprifuoco per i locali, che però viene valutata come estrema ratio.

Tra le ipotesi c’è anche quella dei mini lockdown. È già successo nella regione governata da Nicola Zingaretti. A Latina, per arginare i contagi, sono state introdotte una serie di limitazioni a bar, ristoranti e palestre.

Un’ipotesi del genere è stata paventata anche dal presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca. Sul territorio ci sono soltanto 671 posti letto destinati a pazienti Covid e 530 sono già occupati, fa sapere l'agenzia Reuters. I reparti di rianimazione, invece, al momento sono occupati per metà. Per ora, ha detto il governatore Dem, la situazione è sotto controllo. “Ma – ha messo in chiaro - se arriviamo a mille contagiati al giorno e solo 200 guariti, è lockdown”.

Ieri a lanciare l’allarme sulla situazione in Campania e nel Lazio era stato il presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, Alessandro Vergallo, che ha espresso preoccupazione per le regioni del Sud, maggiormente “impreparate a far fronte ad un eventuale peggioramento della situazione”. Se la crescita dei casi fosse costante e non venissero prese misure di contenimento, avverte l’esperto, “in meno di un mese le terapie intensive al Centro-Sud, soprattutto in Lazio e Campania, potranno andare in sofferenza”.

"I mini lockdown possono servire tantissimo per estinguere focolai locali ed evitare che la diffusione del virus si allarghi”, aveva detto ieri in proposito anche il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Padova, intervistato dall’Adnkronos. “Ci dovremmo abituare”, ha detto l’infettivologo, a questo tipo di provvedimenti.

Secondo l’ultimo report dell’Iss tutte le regioni ora presentano un livello di rischio “moderato”. “La situazione evidenzia importanti segnali di allerta legati a un aumento della trasmissione locale”, mette in guardia l’Istituto, che evidenzia come ci troviamo ormai in “una nuova fase epidemiologica con un notevole carico dei servizi territoriali che va monitorato per i suoi potenziali riflessi sui servizi assistenziali”.

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