15:18 31 Ottobre 2020
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La donna è rimasta incinta dopo essere stata abusata durante il lockdown all'interno della struttura Oasi di Troina, mentre era positiva al coronavirus.

La squadra mobile di Enna ha arrestato un operatore sanitario della struttura "Oasi Maria SS" di Troina, nell'ennese, per lo stupro di una donna disabile ricoverata per gravi patologie genetiche. La vittima, abusata mentre era positiva al coronavirus, è rimasta incinta. Il crimine è avvenuto durante il lockdown, quando l'Oasi era zona rossa per un focolaio all'interno della struttura. 

L'operatore sanitario L.A, di 39 anni originario di un paese della provincia, è accusato di violenza sessuale aggravata dall'aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata. Il fermo nei suoi confronti è stato disposto dai procuratori di Enna, Stefania Leonte e Orazio Longo. L'indagato ha confessato in seguito a un lungo interrogatorio. 

Le indagini sono scattate dopo la denuncia alla Squadra Mobile presentata dall'avvocato della famiglia lo scorso 11 settembre. 

Gli investigatori della Polizia di Stato ed i Pubblici Ministeri hanno tracciato una prima ipotesi investigativa sulla base delle dichiarazioni dei familiari, da cui "emergeva che la vittima della violenza sessuale era ospite da diverso tempo della Struttura Sanitaria I.R.C.C.S. Associazione "Oasi Maria SS" di Troina. Qualche giorno prima del deposito della denuncia, i genitori erano stati avvisati da personale della struttura che la figlia era in stato di gravidanza - dicono gli inquirenti - Considerate le condizioni di salute particolarmente gravi non era possibile in alcun modo che la stessa avesse prestato il proprio consenso. Si è subito delineata l'ipotesi delittuosa che si potesse trattare di un grave caso di violenza sessuale", si legge nelle carte della Procura di Enna. 

La lente degli inquirenti si è focalizzata all'interno della struttura, tra il personale dipendente, dal momento che le porte dell'Oasi erano chiuse alle visite esterne per via dell'emergenza sanitaria. Un "dato di fatto" che rende la vicenda "ancora più grave", poiché nessuno "aveva accesso alla struttura senza autorizzazione e che altri ospiti disabili non avrebbero potuto commettere il reato". L'analisi del Dna ha reso possibile l'individuazione dell'operatore sanitario che aveva avuto in affido la donna disabile, di cui aveva abusato - come ha in seguito confessato - approfittando della temporanea assenza di infermieri e altro personale, mentre la vittima era positiva al nuovo coronavirus. 

Gli operatori impiegati nella struttura non si erano resi conto della condizione di gravidanza della donna, adducendo l'aumento di peso alla situazione di quarantena e l'assenza di ciclo ai farmaci assunti. Lo stato di gestazione è stato individuato alla 25esima settimana.

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Coronavirus, Sicilia, Italia
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