14:24 31 Ottobre 2020
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La persona, ignara della truffa della quale era finita vittima, potrebbe aver contagiato parenti, amici e conoscenti.

Tra i residenti di Civitavecchia che erano stati truffati da un'infermiera e dal suo compagno, ricevendo un falso referto del proprio tampone rino-faringeo, c'è anche una persona risultata poi effettivamente positiva al Covid-19.

A quanto si apprende dal quotidiano Il Messaggero, il rischio ora è che la persona, ignara della propria positività e convinta di non essere contagiosa, possa aver infettato parenti e amici.

Attualmente gli inquirenti sono al lavoro per stabilire la catena dei contatti e identificare tutti i soggetti che si sono rivolti all'infermiera e al suo compagno.

Le indagini hanno inoltre stabilito che l'indagato avrebbe utilizzato lo stesso stick per eseguire il tampone su diversi pazienti; un fatto quesot che, qualora dovesse essere accertato, significherebbe che il contagio potrebbe essere stato trasmesso a numero se altre persone.

L'indagine sui falsi tamponi a Civitavecchia

Nella giornata di ieri è stato reso noto che un'infermiera di 35 anni e il suo convivente di 50 anni sono entrati nel registro degli indagati della Procura di Civitavecchia per concorso in falsità materiale, sostituzione di persona ed esercizio arbitrario della professione medica.

la coppia avrebbe organizzato una truffa effettuando falsi screening a domicilio, con i pazienti ai quali venivano poi consegnati falsi referti di negatività al coronavirus.

Il caso è finito sotto la lente degli inquirenti in seguito alla denuncia di una lavoratrice di una ditta di pulizia di Roma che l'11 settembre scorso aveva sottoposto i suoi dipendenti ai test diagnostici per il nuovo coronavirus.

Dalle perquisizioni effettuate nel domicilio della coppia, i carabinieri della compagnia di Civitavecchia, che stanno portando avanti l’indagine insieme ai Nas di Roma, hanno rinvenuto tamponi e materiale medico, lacci emostatici e garze, sottratti all'ospedale di Civitavecchia, come hanno confermato i dirigenti dell'Asl che hanno riconosciuto nel materiale visionato le dotazioni della struttura sanitaria.

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