15:01 31 Ottobre 2020
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Colpo di spugna sui decreti sicurezza di Salvini, il governo vieta espulsioni e respingimenti in presenza di rischio di tortura, annulla le precedenti multe e ripristina la protezione umanitaria. Sulla sicurezza urbana introdotte norme anti-rissa per evitare un altro caso Willy.

Con una seduta durata meno di un'ora, il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del premier Giuseppe Conte, del ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, un nuovo decreto-legge che manda in soffitta i precedenti voluti da Matteo Salvini, introducendo disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifica agli articoli 131-bis e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento e di contrasto all’utilizzo distorto del web.

"Chiudiamo una pagina buia che aveva rigettato nell'ombra e nell'invisibilità migliaia di uomini e donne trasformati da una norma sbagliata e malvagia in clandestini e privati, insieme all'identità, di quegli strumenti di integrazione e inclusione propri di un paese civile capace di discernere e di costruire percorsi efficienti ed efficaci di legalità e integrazione a tutto vantaggio della sicurezza dei cittadini", scrive sul suo profilo Facebook il ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova.

"Oggi - prosegue la Bellanova - quel vulnus, ripeto giuridico e sociale, viene sanato e soprattutto ritorniamo ad affermare che chi arriva nel nostro Paese scappando da guerre, miseria, catastrofi climatiche, non è un nostro nemico e non è un nemico dell'Europa. Con cui, forti di questo principio, dovrà proseguire il confronto serrato per una politica comune europea all'altezza della sfida che le migrazioni impongono".

"Approvato ora in Consiglio dei Ministri il decreto immigrazione. I decreti propaganda/Salvini non ci sono più. Vogliamo un’Italia più umana e sicura. Un’Europa più protagonista", commenta il segretario del Pd, Nicola Zingaretti su Twitter.

Il provvedimento modifica la disciplina vigente in materia di requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per esigenze di protezione del cittadino straniero, di limiti all’ingresso e transito nelle acque territoriali, con la ridefinizione delle sanzioni, e di inapplicabilità della causa di non punibilità per “particolare tenuità del fatto” ad alcune fattispecie di reato.

Protezione internazionale

Nel caso in cui il rimpatrio determini il rischio di tortura, trattamenti inumani o degradanti, rischio di violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, l'interessato sarà sottoposto alla protezione internazionale degli stranieri. In questi casi si prevede il divieto di espulsione e respingimento assieme al rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale.

Il provvedimento affronta il tema della convertibilità dei permessi di soggiorno rilasciati per altre ragioni in permessi di lavoro. Alle categorie di permessi convertibili già previste, si aggiungono quelle di protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori.

Accoglienza diffusa

Il provvedimento contiene anche una riforma dell'accoglienza con la creazione di un nuovo "Sistema di accoglienza e integrazione" destinato ai richiedenti protezione internazionale e ai titolari di protezione, che punta a una maggiore integrazione degli stranieri accolti in Italia e prevede che le attività di prima assistenza continuino ad essere svolte nei centri governativi ordinari e straordinari. Successivamente, il Sistema si articolerà in due livelli di prestazioni: il primo dedicato ai richiedenti protezione internazionale, il secondo a coloro che ne sono già titolari, con servizi aggiuntivi finalizzati all’integrazione.

Navigazione in acque territoriali

Il divieto di navigazione in acque territoriali non si applicherà alle operazioni di soccorso, nell’ipotesi in cui vi sia stata la comunicazione al centro di coordinamento ed allo Stato di bandiera e siano rispettate le indicazioni della competente autorità per la ricerca ed il soccorso in mare. Sono pertanto eliminate le sanzioni amministrative introdotte in precedenza.

In tutti gli altri casi per  violazione delle acque territoriali da parte di imbarcazioni straniere, nel caso in cui ricorrano i motivi di ordine e sicurezza pubblica o di violazione delle norme sul traffico di migranti via mare, si richiama la disciplina vigente del Codice della navigazione, che prevede la reclusione fino a due anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro. Il provvedimento di divieto deve essere adottato, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture, previa informazione al Presidente del Consiglio. 

Misure anti-rissa e restrizioni web

Il decreto introduce norme che rafforzano i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica. Rafforza il Daspo urbano che impedisce l'accesso nei locali pubblici nei confronti di soggetti che abbiano riportato una o più denunce o una condanna non definitiva, nel corso degli ultimi tre anni, relativamente alla vendita o cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Introduce anche il trattamento sanzionatorio conseguente alla violazione del divieto, che prevede la pena di reclusione da sei mesi a due anni e la multa da 8.000 a 20.000 euro.

Previsto anche una disposizione volta a scongiurare un nuovo caso Wily, che prevede l'inasprimento di pena per i soggetti coinvolti in risse, estendendo la condanna di reclusione da sei mesi a sei anni per quei soggetti che prendono parte a una rissa, qualora qualcuno resti ucciso o riporti lesioni personali. 

Infine per contrastare il fenomeno dello spaccio online, si estende lo stesso meccanismo dell'oscuramento usato per il contrasto alla pedopornografia a quei siti utilizzati utilizzati per la commissione di reati in materia di stupefacenti.

Inoltre, si inaspriscono le pene per i soggetti coinvolti in risse, prevedendo che, qualora qualcuno resti ucciso o riporti lesioni personali, il solo fatto della partecipazione alla stessa sia punibile con la reclusione da sei mesi a sei anni. Infine di inaspriscono le sanzioni in caso di violazione delle restrizioni del 41 bis, per chi facilita le comunicazioni con l'esterno dei detenuti sottoposti al regime di carcere duro. 

Tags:
Sicurezza, Matteo Salvini, Migranti, Italia
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