15:07 24 Ottobre 2020
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Il padre del 17enne ucciso dalla polizia a Napoli mentre derubava delle persone, chiede che sia fatta chiarezza sull'accaduto. Lui agli arresti domiciliari, non sa spiegare perché il figlio rubava ancora.

Luigi Caifa, 17 anni, aveva precedenti ed era in regime di “messa alla prova” da parte dell’autorità giudiziaria, ma la notte scorsa è morto a poche centinaia di metri da casa sua, il quartiere Forcella a Napoli, ucciso da una pallottola della polizia.

Luigi era con Ciro De Tommaso, 18 anni, figlio dell’ultras noto come Genny ‘a Carogna, insieme stavano derubando tre persone a bordo di un’auto. Loro in sella a uno scooter rubato, sono stati colti sul fatto dai Falchi della polizia.

La messa in prova di Luigi finisce così, a poca distanza dalla cattedrale della città di Napoli dove ogni 19 settembre i fedeli credono che si rinnovi il “miracolo di San Gennaro”, ma non nella vita di Luigi.

Il padre, pregiudicato agli arresti domiciliari, dice che voleva fare il pizzaiolo. Il 17enne per due ore al giorno lavorava presso una pizzeria, una attività lavorativa di messa in prova per inserirsi in un percorso diverso da quello del padre.

Lo sfogo

“Me lo hanno ucciso alle tre di notte, la polizia non ci ha mai avvertito, so che lo hanno sollevato cadavere solo alle sei e mezza del mattino”, dice ai giornalisti di la Repubblica il padre del 17enne.

La moglie è stata allertata da amici del ragazzo, e sono stati questi a dirle che doveva recarsi all’obitorio.

I giornalisti gli chiedono anche perché Luigi fosse con Ciro De Tommaso, e perché era su uno scooter rubato, perché frequentava ancora queste amicizie sbagliate? Ma lui ha risposto a tutte le domande con un “non lo so”.

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