12:05 20 Ottobre 2020
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Durante la seconda guerra mondiale il fante italiano morì in Germania, dopo 76 anni i suoi nipoti sono riusciti a riportare i suoi resti in Italia per seppellirli accanto alla moglie.

Aveva solo 29 anni quando Pietro Venni morì nel 1944 in un ospedale tedesco per prigionieri di guerra, ma lui si poteva già considerarsi un veterano di guerra perché aveva partecipato anche alle missioni di guerra sul Montenegro come alpino.

Rientrato in Italia era stato riassegnato alla fanteria per ricostituire il 38° battaglione di Fanteria Ravenna sconfitto nella campagna italiana di Russia.

Il militare si trovava nella caserma Passalacqua di Tortona quando fu prelevato dai tedeschi nel 1943 per essere trasferito in Germania. Badoglio aveva appena firmato l’armistizio con gli Alleati e l’Italia era divisa in due, i nostri militari alleati fino al giorno prima divennero dei nemici per i tedeschi.

Il militare dopo essere passato per i campi di prigionia tedeschi e per l’ospedale dove è infine spirato, è stato seppellito presso il cimitero civile di Weingarten al confine tra Austria e Germania, raccontano all’Ansa i suoi nipoti Enrico e Pietro Venni.

In seguito era stato trasferito al cimitero Militare italiano d’onore a Monaco di Baviera, con gli onori militari delle forze armate tedesche.

Da qui, grazie alle ricerche dei nipoti e all’interessamento del ministero della Difesa italiano e delle autorità tedesche, il corpo del giovane fante è stato riportato in Italia dopo 76 anni ed è stato seppellito accanto alla moglie (rimasta vedova all’età di 26 anni) e al figlio (aveva 5 anni l’ultima volta che vide il padre) al termine di una cerimonia religiosa commemorativa.

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