15:17 31 Ottobre 2020
Italia
URL abbreviato
Di
1906
Seguici su

Per ricordare le vittime del tremendo naufragio in cui il 3 ottobre di sette anni fa persero la vita 368 migranti a poche miglia da Lampedusa, nel 2016 fu istituita la Giornata Nazionale della memoria e dell’accoglienza.

Sette anni fa, una delle più grandi tragedie del mare. I sogni e le speranze di 368 persone si infrangono a poche miglia da Lampedusa. Era il 3 ottobre del 2013. Quando le coste dell'avamposto italiano nel Mediterraneo già si vedono in maniera nitida il barcone, che trasportava centinaia di migranti originari di Eritrea e Somalia, improvvisamente prende fuoco.

L’incendio parte da una coperta che qualcuno, forse lo scafista, aveva incendiato per segnalare la posizione della barca. I migranti si buttano in acqua. Centinaia non riusciranno a riemergere. Le immagini del molo Favarolo che si riempiva via via di cadaveri e quelle della camera mortuaria con decine di bare, alcune di colore bianco, allestita nell’hangar dell’aeroporto dell’isola delle Pelagie, sono ancora impresse nella memoria di tutti gli italiani.

Per ricordare le vittime di quel tremendo naufragio nel 2016 fu istituita la Giornata Nazionale della memoria e dell’accoglienza. Le morti in mare però non si sono fermate. Secondo i dati dell’Unhcr, dal 2013 ad oggi a perdere la vita nel tentativo di raggiungere l’altra sponda del Mare Nostrum sono state 20mila persone.

“Il fenomeno delle morti nel Mediterraneo continua a essere un’emergenza in termini umanitari che non può essere ignorata”, denuncia Laurence Hart, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo. L’organizzazione, assieme all’Unhcr, ha partecipato alle iniziative di commemorazione che si sono svolte oggi sull’isola.

“ln tal senso – ha proseguito Hart - ci auguriamo che il riferimento all'importanza delle attività di ricerca e soccorso in mare menzionato nel recente patto della Commissione Europea su migrazione e asilo possa stimolare gli stati europei a impegnarsi in modo più coordinato ed efficace su questo aspetto così essenziale, che può essere affrontato solo attraverso una maggiore condivisione di responsabilità a livello europeo”.

Chiara Cardoletti, rappresentante italiana dell’Unhcr, invece, punta il dito contro la “carenza dei mezzi di soccorso”. “Non è sostenibile che il soccorso in mare sia delegato al lavoro della Guardia Costiera italiana, a poche organizzazioni non governative e a mercantili che non sono attrezzati per il salvataggio ed il trasporto di persone vulnerabili”, ha detto con riferimento all’attività svolta dalle Ong che operano nel Mediterraneo. “Come non è sostenibile – ha aggiunto - che solo agli stati costieri sia lasciato l’onere esclusivo dell’accoglienza di chi arriva via mare”.

La proposta è quella di un mettere a punto “un piano comprensivo che coinvolga tutti gli Stati membri dell’UE, dal salvataggio all’accoglienza”. Questioni che nel dibattito europeo restano aperte.

Le iniziative per ricordare la tragedia dei migranti

Oggi a Lampedusa sono andati in scena una serie di eventi per ricordare la strage. Tra i partecipanti anche l’eurodeputato Pietro Bartolo, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, la portavoce dell’Unhcr, Carlotta Sami, alcuni migranti sopravvissuti alla tragedia e tanti studenti che hanno gettato fiori nel mare in memoria delle vittime di quel terribile naufragio.

Una corona di fiori è stata lanciata anche da una vedetta della guardia costiera proprio nel punto in cui, a qualche miglio dalle coste lampedusane, si consumò la tragedia.

Correlati:

Record di sbarchi a Lampedusa, hotspot al collasso
Lampedusa, peschereccio tunisino sperona motovedetta: GdF apre il fuoco - Video
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook