12:03 20 Ottobre 2020
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I decreti sicurezza voluti dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sono stati approvati nel 2018 e hanno introdotto una serie di nuove disposizioni in materia di immigrazione.

Operare un taglio netto con il passato e chiudere al più presto la partita sui decreti sicurezza ereditati dall’esecutivo gialloverde. È l’obiettivo del Pd che preme per raggiungere un’intesa con chi nel Movimento 5 Stelle è ancora scettico sulla bozza messa a punto nelle scorse settimane dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.  

La resa dei conti, probabilmente, ci sarà durante il Consiglio dei Ministri di lunedì prossimo. Il leader del Pd, Nicola Zingaretti, ieri da Voghera, dove era impegnato in una serie di comizi elettorali, ha detto all’inviato de La Stampa , che la modifica “avverrà nei prossimi giorni o nelle prossime ore”. 

Ma secondo un retroscena pubblicato dall’Huffington Post il M5S sarebbe tutt’altro che compatto riguardo le modifiche proposte dal Viminale. Se l’ala più orientata a sinistra, capitanata dal presidente della Camera, Roberto Fico, sarebbe disponibile ad un testo di rottura con il precedente firmato dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, tra i pentastellati c’è chi frena e chiede che i correttivi siano soltanto quelli dettati dal presidente della Repubblica al momento della promulgazione.   

Il nodo in discussione, sempre secondo l’Huffington Post, che cita fonti interne al Movimento, è quello della “reintroduzione della protezione umanitaria”, abolita dai decreti Salvini, che avevano introdotto la protezione speciale. A far discutere è anche l’ipotesi della cancellazione delle multe alle Ong e del ripristino del sistema di “accoglienza diffusa”. Misure, queste, che verrebbero introdotte con il nuovo “decreto immigrazione”.  

Il punto centrale è che il premier, Giuseppe Conte, vorrebbe dare vita ad un provvedimento “più ampio”, che segni un cambio di passo rispetto all’impostazione targata Lega. Un impianto che però alcuni tra i pentastellati non condividono. Anche perché quegli stessi provvedimenti furono votati proprio con il M5S al governo. E c'è chi non esclude che le divisioni possano sfociare in uno scontro in Parlamento.

Matteo Salvini
© AP Photo / Andrew Medichini
Matteo Salvini

La Lega, intanto, promette battaglia e chiede un referendum. “Il combinato disposto tra il patto per i migranti UE e la cancellazione dei decreti Salvini sarà una tragedia per l’Italia, un regalo alle Ong e ai gestori della finta accoglienza quella che non sforna solidarietà e integrazione bensì guadagni per onlus e cooperative”, attaccava su Facebook la settimana scorsa l’ex sottosegretario all’Interno leghista Nicola Molteni.

“Si tornerà a scaricare su sindaci e comunità locali l’onere dell’accoglienza creando tensione tra i cittadini”, aveva commentato, definendo la protezione umanitaria “una sanatoria di immigrazione illegale che ha prodotto invisibili e fantasmi generando insicurezza, illegalità e criminalità”. 

I decreti sicurezza voluti dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sono stati approvati nel 2018 e hanno introdotto, tra le altre cose, una serie di nuove disposizioni in materia di immigrazione. Tra queste ci sono la cancellazione della protezione umanitaria, il depotenziamento del sistema Sprar di accoglienza diffusa sul territorio, e l’aggiornamento della lista dei reati che portano al ritiro della protezione internazionale. Nel secondo decreto sicurezza, inoltre, sono contenute misure restrittive nei confronti delle Ong che si occupano di soccorrere i migranti in mare. Il provvedimento voluto dal leader leghista prevede anche la chiusura dei porti alle navi assieme alla confisca dell’imbarcazione e multe salate per chi non rispetta il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. 

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