21:47 31 Ottobre 2020
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Non è stato un movente passionale a muovere la furia omicida di Antonio De Marco ma un sentimento di invidia e gelosia della"la felicità e la gioia di vivere" nutrito verso le sue due vittime, la coppia di fidanzati uccisi a coltellate a Lecce. E' quanto emerge dalla confessione del 21enne.

Sarebbe stata una lucida follia a spingere lo studente di 21 anni Antonio De Marco a togliere la vita a Daniele De Santis e Eleonora Manta, i fidanzati di Lecce trucidati lo scorso lunedì 21 settembre nella loro casa. Alla base del duplice omicidio non ci sarebbe un movente passionale né screzi passati, ma  l'"invidia e la gelosia" nutrita verso la coppia, con cui condivideva l'appartamento, "la loro felicità, solarità e gioia di vivere". Queste sono le parole riferite ai giornalisti dal comandante provinciale dei carabinieri di Lecce, Paolo Dembech, dopo la confessione di De Marco, avvenuta a poche ore dal fermo.

"Non c'era stato nessuno screzio tra di loro - ha spiegato Dembech -, al momento è una questione di carattere interiore, che può essere riferita a sentimenti di invidia, gelosia, probabilmente per il tipo di vita che aveva Daniele realizzato in tutto, con una bellissima ragazza, pieni di amici: verosimilmente tutto ciò che a lui mancava". "Verosimilmente qualcosa gli ha dato fastidio, ascrivibile a un senso di invidia a una gelosia per la felicità, la solarità, la gioia di vivere di questi giovani che non riconosceva in se stesso, nelle poche amicizie che aveva. Situazione interiore che è culminata in un’azione vendicativa al punto tale da predisporre nei minimi dettagli il piano per portare a termine il duplice omicidio", prosegue comandante. 

Un delitto premeditato

Il crimine è stato crimine calcolato nei minimi particolari, che il 21enne "ha cominciato a meditare  da quando ha lasciato l’immobile. Parliamo della fine di agosto a dieci giorni prima, la pianificazione, lo studio per poter sfuggire alle telecamere dall’abitazione attuale di via Fleming, un percorso che ha fatto più volte", ha spiegato Dembech.

Nel suo piano De Marco non aveva calcolato il campo di inquadratura delle telecamere, errore madornale che ha consentito agli investigatori di mettersi sulle tracce del 21enne e incastrarlo.

"La mappatura delle telecamere è corrispondente al vero e l’errore che può aver commesso è che lui ha cercato di evitarle ritenendo che non ‘vedessero’ il marciapiede opposto: uno spettro di azione che invece ha raggiunto il marciapiede opposto riuscendo a immortalarlo", spiega Dembech.

Nei giorni successivi al crimine De Marco ha continuato la sua vita come se nulla fosse, tra lavoro e studio. "Andava bene negli studi, non aveva la fidanzata. Nella vita privata sappiamo che era introverso, poche amicizie", ha detto il comandante escludendo la presenza di complici.

La ricostruzione del crimine

De Marco avrebbe agito con "lucida follia". Aveva custodito una copia delle chiavi dell'appartamento in cui aveva vissuto assieme alle sue vittime sino a poche settimane prima. Con queste si è introdotto nell'abitazione armato di un coltello da caccia acquistato pochi giorni prima, poi gettato nella spazzatura. 

Questa ipotesi è confermata dal fatto che le prime coltellate sono state inferte in cucina, non all'ingresso dove una delle vittime avrebbe dovuto aprire la porta al suo assassino. Quindi nessuno gli ha aperto la porta, ma si è introdotto autonomamente nell'abitazione, aggredendo la prima vittima nella cucina. 

Le ricerche sono state rese difficili dal fatto che la stanza era stata affittata in nero, senza la registrazione del contratto e questo ha reso impossibile risalire all'identità degli inquilini precedenti.

Il testimone oculare

Un testimone oculare, un vicino di casa di nome Andrea, ha detto di aver visto il giovane fuggire, ma non è riuscito a dare indicazioni più dettagliate. "Andrea non ci ha descritto, ci ha fornito delle indicazioni su chi poteva essere l'ultimo coinquilino dicendo che a giudicare dall'età poteva essere uno studente universitario", ha detto Dembech, spiegando di essere riusciti a risalire all'identità dell'omicida grazie alle telecamere di sicurezza. 

Nessuno screzio

De Sanctis aveva comunicato al 21enne di liberare l'appartamento per settembre per poterlo ristrutturare e il De Marco dà piena disponibilità, liberando la stanza addirittura a fine agosto. Questo segnala l'assenza di possibili screzi, sottolinea Dembech. 

"Non ha dato segni di squilibrio in passato, non ha alcun precedente", ha evidenziato.

Un fatto "sicuramente atipico e inquietante - osserva il comandante - perché, come ha avuto modo di sottolineare il procuratore, nel panorama della criminologia non è ricorrente: si è verificato ma questo tipo di omicidi è riconducibile a motivi passionali, ma nel caso in esame non ve ne sono, non sono stati esaltati, non c'è stato nessuno screzio che poteva far supporre una vendetta di questa portata. All'inizio si poteva pensare che si poteva trattare di un soggetto seriale". L'ipotesi, a conclusione delle indagini, è caduta. 

L'arresto 

Al momento dell'arresto avvenuto lunedì sera alle 22, quando usciva dall'ospedale,  De Marco "ha avuto una reazione con nessuna agitazione - racconta Dembech - Non si è messo a ridere, ha detto semplicemente 'ma da quanto mi stavate pedinando?". "L'arma del delitto - prosegue - disconoscendo quello che è stato riportato sui giornali, non è un pugnale da sub, ma un pugnale da caccia che aveva acquistato pochi giorni prima, di cui è stato ritrovato il fodero ma non l'arma, di cui si è disfatto buttandola nei rifiuti che poi sono stati raccolti".

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omicidio, carabinieri, Puglia, Italia
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