00:42 30 Ottobre 2020
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Patrick Zaki rimarrà in carcere fino al 7 ottobre. Amnesty International rinnova l'appello al parlamento per chiedere la libertà del giovane egiziano, studente all'Università di Bologna.

Patrick George Zaki è destinato a restare ancora in carcere, perlomeno fino al prossimo 7 di ottobre. A renderlo noto quest'oggi è una delle sue legali, Hoda Nasrallah, senza rivelare ulteriori dettagli. Lo riporta La Repubblica.

Nella giornata di ieri in Egitto si è tenuta la tanto attesa udienza sul prolungamento della custodia cautelare dello studente di nazionalità egiziana iscritto presso l'Università di Bologna.

Non si fa attendere la risposta di Amnesty International, organizzazione che sta seguendo da vicino la storia del ragazzo, che rischia fino a 25 anni di carcere.

"Questi giorni che ci separano dal 7 ottobre sono giorni in cui chiediamo al governo italiano di rimettere nella propria agenda il nome di Patrick Zaki. Perché, complice l'estate, complice altro, quel nome da quella agenda è scomparso. Chiediamo ai parlamentari italiani e ai parlamentari europei che rappresentano il nostro Paese di premere, di assumere iniziative perché il 7 ottobre sia veramente la volta buona che Patrick torni in libertà", sono state le parole di Alessandro Noury, portavoce di Amnesty per l'Italia, sottolineando come il fatto che Patrick debba restare altri i giorni in carcere non sia da accogliere come una buona notizia.

Chi è Patrick Zaki

L'egiziano Patrick George Zaki, ventinovenne studente dell'Università di Bologna, è stato arrestato nel suo paese tra il 7 e l'8 febbraio di quest'anno.

Tra le imputazioni a suo danno anche l'accusa di propaganda sovversiva su Facebook, definita fake news dai legali del ragazzo.

Da quel momento in poi la sua custodia cautelare è stata rinnovata di 15 giorni in 15 giorni, fino al rinnovo per 45 giorni arrivato lo scorso 13 luglio.

La sua famiglia non lo vede da inizio marzo e in passato ha denunciato torture ai suoi danni, mirate anche a estorcere al ricercatore confessioni sul suo rapporto con l'Italia e Giulio Regeni. Diverse udienze si sono svolte senza la presenza di Zaki né dei suoi legali. 

All'inizio del mese di luglio, Riccardo Noury, rappresentante in Italia di Amnesty International, aveva sollecitato il governo Conte affinché chiedesse la grazia per i prigionieri di coscienza tra cui Zaki approfittando di un'amnistia concessa dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

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