11:35 20 Ottobre 2020
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Il noto critico d'arte ha così commentato il definitivo via libera alla Convenzione di Faro, in cui ravvisa un alto grado di potenziali rischi di censura.

Il noto politico e critico d'arte Vittorio Sgarbi ha commentato all'agenzia di stampa AdnKronos il via definitivo alla ratifica della Convenzione di Faro. 

La Convenzione, che impegna i suoi partecipanti a riconoscere il patrimonio come diritto ed elemento fondamentale per "lo sviluppo umano e la qualità della vita", prevede nel suo Articolo 4 che "l’esercizio del diritto all'eredità culturale può essere soggetto soltanto a quelle limitazioni che sono necessarie in una società democratica, per la protezione dell’interesse pubblico e degli altrui diritti e libertà".

Per Sgarbi questo espone a forti rischi di censura ed "è una schifezza del convenzionalismo politicamente corretto".

"Stare lì a contare se Pasolini ha detto delle cose che sono politicamente corrette o scandalose è una cabina di monitoraggio, un'idea della censura della libertà di pensiero e della creatività, per cui è sbagliato il principio, seppur in nome di valori condivisi", ha dichiarato.

Sgarbi si è richiamato alla vicenda della modifica del finale della Carmen decretata dal sindaco di Firenze Dario Nardella relativamente al tema del femminicidio, citata come possibile esempio delle derive che si potrebbero prendere in ossequio alla Convenzione.

Per l'esperto d'arte "basta la consapevolezza del patrimonio, bastano i valori condivisi dell'Unesco, che la legge italiana tutela e che ci garantisce", mentre una legge sovranazionale "che stabilisce quello che è bene per tutti, è chiaro che ha delle controindicazioni: se io ho una commedia in cui c'è un cameriere nero, cosa faccio, la censuro? Se ho un affresco di Giovanni da Modena in cui c'è Maometto, lo cancello? Il rischio è alto", ha concluso.

Il governo italiano ha approvato in via definitiva il ddl che rende operativa la Convenzione di Faro, che aveva firmato nel 2013. La Convenzione ratifica che "il diritto all'eredità culturale è inerente al diritto a partecipare alla vita culturale, così come definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo" (Articolo 1) e che la "conservazione dell’eredità culturale, ed il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita" (Articolo 2).

La Convenzione è stata ratificata da 20 paesi: Armenia, Austria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Finlandia, Georgia, Lettonia, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Portogallo, Moldova, Serbia, Slovacchia, Slovenia, ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia, Ucraina, Ungheria, Svizzera e Italia. Tra quelli che non hanno né firmato né ratificato vi sono Francia, Germania, Regno Unito, Grecia e Russia.

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