14:50 31 Ottobre 2020
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In un documento pubblicato sulla Congregazione della Dottrina della Fede, il Vaticano ribadisce le proprie posizioni nei confronti della pratica dell'eutanasia definendola un atto omicida che nessuno può legittimare.

La Sala Stampa della Santa Sede, ha ospitato la Conferenza Stampa di presentazione della Lettera Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, redatta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Durante questa occasione sono stati ribaditi i concetti e le opinioni del Vaticano sulla pratica dell'eutanasia.

La creazione e presentazione di questo documento risale al 2018, quando i Padri del Dicastero hanno suggerito l’opportunità di un Documento che trattasse della tematica riguardante l’accompagnamento dei malati nelle fasi critiche e terminali della vita per approfondire i temi dell’accompagnamento e della cura dei malati dal punto di vista teologico, antropologico e medico-ospedaliero, focalizzando anche alcune questioni etiche rilevanti.

"Affermare la sacralità e l’inviolabilità della vita umana significa non misconoscere il valore radicale della libertà del sofferente, fortemente condizionata dalla malattia e dal dolore: tale misconoscimento si verificherebbe invece nel momento in cui si dovesse acconsentire alla richiesta di negargli, con l’eutanasia, ogni ulteriore possibilità di relazione umana benefica" ha affermato Monsignor Giacomo Morandi durante il suo intervento.

L'eutanasia non rappresenta un'atto di compassione

Secondo quanto dichiarato durante la conferenza il rischio al giorno d'oggi è quello di non riuscire a comprendere il valore vero di una vita umana e scambiare l'eutanasia come atto compassionevole.

"Ci sono alcuni ostacoli di carattere culturale che, oggigiorno, limitano la capacità di cogliere il valore profondo e intrinseco di ogni vita umana (tra cui, ndr) una erronea comprensione del concetto di “compassione”, secondo cui, per non soffrire, sarebbe “compassionevole” aiutare il paziente a morire attraverso l’eutanasia o il suicidio assistito" ha continuato Monsignor Giacomo Morandi durante la conferenza stampa.

Leggi che legalizzano l'eutanasia rischiano di trasformarla in cura palliativa

"Le leggi che in qualsiasi modo legalizzano pratiche eutanasiche, inclusi i protocolli medici come i “Do not resuscitate order”, che vincolano i medici all’assoluta autodeterminazione dei pazienti, deformano la relazione di cura, generano abusi nei confronti dei soggetti più deboli. Le stesse cure palliative [...] non possono diventare forme di cripto-eutanasia, quando siano previste da leggi nazionali sul fine-vita che prevedono la cosiddetta Assistenza Medica alla Morte volontaria, inducendo a credere che eutanasia e suicidio assistito siano parte delle cure palliative" ha affermato la Professoressa Gabriella Gambino.

Ha concluso la conferenza il Professor Adriano Pessina con un'intervento nel quale lancia l'allarme relativo agli assetti legislativi che in alcuni Paesi permettono il suicidio assistito e l'eutanasia.

"Le persone che si trovano in gravose e perduranti condizioni di malattia, o devono affrontare le fasi terminali della vita, rischiano di essere ingiustamente stigmatizzate come indegne di vivere, rappresentate come coloro che danneggiano le autonomie altrui perché non vogliono cedere alla disperazione e anticipare la loro morte" ha concluso Pessina.

A gennaio del 2020 la Nuova Zelanda ha annunciato che a settembre avrebbe avuto luogo il referendum, insieme alle elezioni politiche generali, per la legalizzazione della pratica di fine vita definita eutanasia.

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