01:03 20 Ottobre 2020
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Si aggrava la situazione in Libia: è stata formalizzata un'accusa di detenzione di sostanze stupefacenti per i 18 marittimi di Mazara del Vallo, che sono stati trasferiti in carcere.

Sarebbero state avanzate delle accuse formali per droga nei confronti dei 18 marittimi, da 19 giorni tenuti sotto fermo dalle autorità di Bengasi, nel territorio della Libia controllato dal generale Khalifa Haftar. E' quanto emerge dal video di una telefonata, pubblicato da Il Fatto Quotidiano. 

"Ci accusano che hanno trovato droga a bordo, dopo 10 giorni. Noi non facciamo queste cose, pescatori siamo ci hanno messo in carcere, siamo in galera, ma stiamo bene", racconta per telefono ai suoi familiari Pietro Marrone, capitano del peschereccio Medinea. "Non possiamo stare qua  andate in ambasciata, fare il possibile. Siamo esauriti non ce la facciamo più a stare qua", prosegue il capitano, mostrando un evidente stato di prostrazione psicologica. 

Dopo giorni senza alcun contatto giunge dunque la notizia dello stato di arresto e del trasferimento in carcere dei marittimi, sinora sottoposti a uno stato di fermo all'interno di edifici civili. Nei giorni precedenti un'associazione locale aveva pubblicato alcune foto dei pescatori, in cui apparivano sereni e in buono stato, in stato di fermo. Queste erano state le ultime notizie dirette sulle condizioni dei prigionieri. 

Fonti libiche confermano al FQ che, nel corso di una perquisizione delle imbarcazioni, poste sotto sequestro nel porto di Bengasi, gli ufficiali di Haftar avrebbero trovato alcuni panetti di sostanze stupefacenti, poi schierate sul molo e fotografate come nelle normali operazioni antidroga. 

La contestazione del possesso di droga arriva dopo diversi giorni dal sequestro dei due pescherecci, che per giorni sono stati ancorati al molo di Bengasi. La Farnesina non ha confermato questa evoluzione della vicenda. 

"In un panorama politico come quello libico, questa vicenda che in altri momenti si sarebbe potuta risolvere in maniera più semplice, diventa complessa e preoccupante", ha detto venerdì a Sputnik Italia il sindaco Salvatore Quinci, secondo cui il sequestro dei due pescherecci è un modo per "mettere pressione" della parte libica all'interno delle trattative attualmente in corso. 

Non il solito sequestro flash, nell'ambito della guerra del pesce, che si sblocca nel giro di 48 ore, ma uno strumento di pressione politica all'interno di un più ampio scenario internazionale, spiega Quinci. 

I 18 marittimi dei pescherecci Antartide e Medinea, salpati da Mazara del Vallo, sono trattenuti dal primo settembre a Bengasi, dopo essere stati fermati dalla guardia costiera della libica. Inizialmente, a 38 miglia nautiche da Bengasi, le motovedette della guardia costiera di Haftar, hanno bloccato 4 pescherecci. Mentre i rispettivi capitani venivano tradotti di una delle imbarcazioni libiche, due pescherecci sono riusciti a fuggire, mentre Antartide e Medinea, con 14 uomini in tutto, sono state catturate. 

I marittimi sono rimasti sinora in stato di fermo e le due imbarcazioni sotto sequestro delle autorità di Bengasi. 

 

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Sicilia, Italia, Libia
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