04:07 29 Novembre 2020
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Luigi Di Maio difende la Azzolina e l'operato del governo che punta a riaprire le scuole il 14 settembre con tutto in ordine. Fiducioso anche sulle votazioni che si svolgeranno in sicurezza dice.

Ormai è il mantra del governo (i cristiani la chiamerebbero giaculatoria), la scuola riapre il 14 settembre. E il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ripete a sua volta lo scongiuro per allontanare dal governo la “iettatura” che lo potrebbe colpire da qui ad appena 14 giorni, se il giorno del tutti in classe non dovessero esserci banchi a sufficienza (e non ce ne saranno), se non dovessero esserci tutte le aule necessarie a ospitare gli studenti, se non dovessero esserci tutti i docenti e il personale scolastico necessario alla buona ripartenza.

Di Maio tranquillizza le famiglie, gli insegnanti e gli studenti sul “fatto che la scuola riparte”, lo ha detto intervenendo al Festival di Giffoni Valle Piana (Salerno).

Verrà garantito il diritto fondamentale “all’istruzione e allo studio”, rimarca ancora Di Maio.

Si riparte, il 14 settembre si riparte. Quella del governo appare sempre più come una corsa contro il tempo per evitare che lo spettro della “Janara”, figura mitica e malefica tipica della regione Campania, ironicamente ripresa dal film di Christian De Sica ‘Sono solo fantasmi’, possa diffondersi e gettare la sua maledizione su tutta la scuola italiana.

Per il governo, che sulla scuola si gioca il suo futuro, sono giorni decisivi e come ha ricordato Matteo Renzi quest’oggi nell’intervista rilasciata a La Stampa, le sedie con le rotelle non basteranno ad Azzolina a far ripartire la scuola, la massimo potranno essere usate per organizzare competizioni clandestine in classe durante le pause didattiche.

E poi si vota

Luigi Di Maio ricorda che anche il voto è un diritto fondamentale, non lo si poteva rimandare ulteriormente e il 20 e 21 settembre tutto sarà pronto per votare in sicurezza rassicura.

E c’è posto anche per il referendum sul taglio dei parlamentari. Luigi Di Maio invita a votare contro il no per ridurre il numero di parlamentari dagli attuali 945 a 600 parlamentari.

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