11:25 19 Settembre 2020
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L'esperto, intervistato da La Stampa, ha individuato le priorità alle quali si dovrebbe badare maggiormente per un rientro a scuola in tutta sicurezza.

In un'intervista pubblicata quest'oggi da La Stampa, il virologo Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all'Università di Padova, ha definito le misure prese in riferimento al mondo della scuola troppo passive, mettendo l'accento sulla necessità di elaborare un piano di sorveglianza attiva.

"Le misure prese sulla scuola sono troppo passive. Davanti all'aumento dei contagi serve un piano di sorveglianza attiva, che riguardi le classi e le comunità di provenienza dei ragazzi", ha spiegato l'esperto.

Per Crisanti uno dei fattori chiave è l'aumento del numero dei tamponi eseguiti giornalmente su tutto il territorio nazionale:

"In Italia bisogna passare dagli attuali 60 mila temponi al giorno a 250 mila. È il passe-partout per convivere con l'epidemia senza cadere in un secondo lockdown. Se ad agosto siamo a quasi mille casi al giorno come si può pensare che a ottobre e novembre non aumentino? Senza un piano adeguato tutto diventa rischioso, anche riaprire le scuole", ha sottolineato

Secondo il virologo, più che pensare a questioni relative alla tipologia di banco da utilizzare e le distanze da rispettare, sarebbe necessario intervenire con dei rigorosi controlli della temperatura all'ingresso e la prescrizione obbligatoria del vaccino antinfluenzale:

"È evidente che concetti astratti come distanze e banchi non aiutano Perché la scuola non diventi un moltiplicatore dei contagi è più utile prescrivere la vaccinazione antinfluenzale a tutti, misurare la temperatura all'ingresso abbassando la soglia a 37 e mappare le zone di residenza degli studenti. In caso di focolaio in una determinata area i bambini che ci abitano devono stare a casa con la manleva dei genitori nei confronti della scuola. Molto più efficace delle mascherine è un piano di prevenzione attiva sul territorio", ha proseguito Crisanti.

L'ordinario dell'Università di Padova ha quindi preso posizione in merito alla polemica, sorta ieri, relativa alle parole di Walter Ricciardi, il quale ha messo in dubbio la certezza della riapertura delle scuole:

"Non mi sorprendono le parole di Walter Ricciardi, secondo cui le scuole potrebbero non riaprire, perché oltre che un grande scienziato è una persona di buon senso e si rende conto che le misure attuali sono passive e che davanti a un aumento del contagio non c'è difesa che tenga. Il governo tenta di riaprire le scuole, ma il problema è che vuol farlo senza pensare a come gestire l'emergenza in alternativa al lockdown", ha dunque concluso.

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