21:49 21 Settembre 2020
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Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico mette in guardia sulle conseguenze di un aumento dei contagi, dopo il boom di casi positivi degli ultimi giorni.

Gli specialisti del Comitato tecnico scientifico (Cts) continuano nel monitoraggio della situazione sanitaria in Italia e mostrano una crescente preoccupazione per l'aumento del numero dei casi verificatosi nell'ultima settimana. 

“Noi monitoriamo la situazione e guardiamo i dati. Ci piacerebbe molto far tornare la situazione alla normalità. Ma adesso c’è grande preoccupazione“, spiega Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, in un'intervista al Corsera. 

Occhi puntati non solo sui nuovi casi, ma anche sulle terapie intensive, sempre più spesso occupate dai giovani. 

"Abbiamo una graduale ascesa dei numeri, ma soprattutto abbiamo anche persone giovani che stanno entrando nelle terapie intensive. Nessuno è invulnerabile. Ricordiamoci che questa è una malattia maledetta. Quando colpisce può fare male".

Miozzo punta il dito contro la movida e gli ingressi o rientri turistici dall'estero,  una rilassatezza nell'utilizzo dei dpi e nel mantenimento delle distanze interpersonali, "che con ossessione continuiamo a raccomandare perché sono le uniche vere terapie protettive".

"Il numero di stranieri che vengono in Italia o di italiani che tornano dalle vacanze all’estero è considerevole", dichiara. "Tra i nuovi contagiati - prosegue - c’è una quota alta di persone che scoprono di aver ballato troppo e di aver fatto vacanze nel pieno disprezzo delle regole minime", affermando che "bisogna intervenire su questo".

Miozzi sottolinea che non bisogna rinunciare allo svago, ma bisogna "bere lo spritz" senza creare assembramenti. In quanto alle discoteche rimarca che le decisioni dell'apertura sono state disposte delle autorità locali, nonostante il Cts avesse avvisato sul rischio riapertura. 

Scuola e spostamenti a rischio

La priorità è la riapertura delle scuole che un ritorno di contagi fuori controllo potrebbe compromettere. 

Il ritorno a scuola è "la nostra priorità, il settore dove si misura la vittoria della nostra battaglia. Noi dobbiamo garantire il ritorno in sicurezza dei ragazzi a lezione, degli insegnati, del personale". Ma "rischiamo di vanificare ogni sforzo, questo mi preoccupa e mi fa arrabbiare. Ci rendiamo conto che cosa vuol dire se si dovesse tornare all’insegnamento a distanza? Sarebbe un incubo". 

Non solo scuola, ma i comportamenti irresponsabili potrebbero compromettere il lavoro, gli spostamenti. 

"Ci sarà la ripresa del lavoro, il trasporto pubblico a pieno regime. - osserva - Io dico che non sta passando la percezione del pericolo. Mi preoccupa il senso di onnipotenza dei giovani. Se continua così nuovi divieti saranno inevitabili".

 

 

 

 

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Coronavirus, Italia
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