04:44 26 Settembre 2020
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Secondo una ricerca dell’università Bicocca di Milano in caso di proroga della didattica a distanza, una madre su tre sarebbe disposta a lasciare il lavoro. Oltre la metà dei genitori intervistati afferma che questo tipo di didattica non è compatibile con il lavoro dei genitori.

La professoressa Giulia Pastori, pedagogista dell’università Bicocca di Milano, insieme al proprio team ha realizzato un’indagine sulla didattica a distanza a cui bambini e ragazzi sono stati costretti durante il lockdown, “Che ne pensi? La DAD dal punto di vista dei genitori”. I quesiti sono arrivati a 7mila nuclei familiari formati da adulti con figli minorenni: solo un genitore avrebbe dovuto rispondere, ma a farlo per il 94% sono state le donne.

Il focus della ricerca era proprio quello di mettere in luce la ricaduta sociale della didattica a distanza e i risultati mostrano come il 65% delle mamme-lavoratrici non ritiene conciliabile DAD e lavoro e tra queste, il 30% prenderebbe in considerazione di lasciare il lavoro, se l’uso della didattica a distanza dovesse continuare anche a settembre.

"La ripartenza della scuola, così come di nidi e scuole d'infanzia è un'emergenza sociale di massima urgenza che è stata ed è ancora molto trascurata. Bisogna fare tutto il possibile perché ripartano e bene, ne va del benessere di bambini e ragazzi in primis, ma anche dei loro genitori, in particolare delle donne. L'esperienza della DAD ha reso ancora più evidente che abbiamo bisogno di una politica per la scuola al contempo tempestiva e lungimirante" dice Giulia Pastori, coordinatrice scientifica della ricerca.

​Il grido d'allarme dalle mamme

Al questionario hanno risposto per il 94 per cento madri, con un'età media di 42 anni. Per l'80% sono donne lavoratrici che durante il lockdown hanno continuato a lavorare (67%), molte in modalità smartworking (57%). 

"Alcune donne sono riuscite ad ironizzare sulle acrobazie quotidiane della gestione della famiglia con lo smart-working, che peraltro annulla i confini tra la vita privata e quella lavorativa e non concede orari. Altre hanno ammesso la difficoltà di tenere insieme tutti pezzi. Ma tutte avvertono: la chiusura della scuola non può essere l’unica soluzione anche in caso di seconda ondata o ne va della tenuta delle famiglie e del Paese" commenta Pastori in riferimento ai commenti dati dai genitori sulla DAD nei questionari.

La situazione italiana non è di fatto paragonabile a quella europea: solo in Italia la chiusura è stata completa, per tutti gli istituti e fino a fine anno scolastico.

Necessario rinforzare la scuola, chiusura solo come soluzione estrema

"Le strutture sono ridotte all’osso, e questo porta con sé una concezione didattica e pedagogica vecchia. In una precedente ricerca avevamo chiesto a 450 ragazzi venuti a studiare nel nostro Paese come trovassero il loro plesso: praticamente tutti si sono detti insoddisfatti e stupiti che una nazione così bella avesse scuole così brutte, piccole, sporche e noiose, prive di palestre e spazi aperti. [...] Rinforzate la scuola. La chiusura sia 'l'extrema ratio': non cerchiamo di risolvere tutto gettando il peso sulle spalle delle famiglie e soprattutto delle donne" conclude Pastori.

Come noto il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina ha stabilito l'inizio ufficiale delle lezioni il 14 di settembre. Sono inoltre state pubblicate le linee guida per la ripresa delle attività in presenza dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia per la fascia dagli 0 ai 6 anni.

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