02:22 23 Ottobre 2020
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In Piemonte non tutti sono in accordo con le linee guida sull'aborto farmacologico in day hospital e l'assessore agli Affari Legali chiederà il parere di conformità prima dell'applicazione.

Appena ieri il Ministro della salute Roberto Speranza aveva dato notizia della pubblicazione delle linee guida che semplificano l’aborto farmaceutico mediante l’uso della RU486. Con il nuovo protocollo sanitario approvato, infatti, le donne potranno abortire entro le prime 9 settimane in day hospital e tornando a casa la sera.

Ma in Regione Piemonte c’è chi non è pienamente convinto della legalità delle linee guida, in particolare l’assessore agli Affari Legali Maurizio Marrone di Fratelli d’Italia ha intenzione di chiedere il parere legale sul rispetto della legge 194/1978 da parte del protocollo sanitario nazionale.

Secondo l’assessore il nuovo protocollo non rispetterebbe il diritto alla scelta consapevole e alla salute delle donne garantito dalla legge che nel 1978 legalizzò l’aborto in Italia, ma che allo stesso tempo ha previsto anche tutta una serie di passaggi prima di giungere a tale scelta definitiva.

In Piemonte, quindi, prima che il protocollo venga applicato sarà richiesto un parere di conformità.

E questo perché, spiega l’assessore Marrone, la legge 194 assicura alle donne che intendono avvalersi dell’interruzione volontaria della gravidanza un supporto completo, fatto anche di supporto psicologico presso i consultori ed i Centri di Aiuto alla Vita, come quelli presenti sul territorio italiano e istituiti dal Movimento per la Vita.

Presso questi centri, spiega l’assessore Marrone, le donne possono ricevere un sostegno concreto e competente che le aiuterà a scegliere con maggiore consapevolezza il percorso da intraprendere e quindi prima di decidere per l’aborto.

Il rischio per la donna

L’assessore fa notare la solitudine che spesso circonda le donne che decidono di abortire con la RU486. Prendono la pillola in ospedale e poi abortiscono a casa espellendo l’embrione-feto in privato e senza alcuna assistenza sanitaria, morale e psicologica.

Per Giorgia Meloni l'aborto farmacologico è un passo indietro per le donne.

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