13:32 27 Ottobre 2020
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I 5 furbetti di Montecitorio, così sono stati definiti i deputati che hanno intascato l'indennizzo previsto per le partite Iva, mentre ricevono ogni mese lo stipendio da parlamentare.

Sta facendo molto scalpore la notizia riportata dalla Repubblica diffusa dalla Centrale antifrode dell’Inps che, analizzando i dati di quanti hanno richiesto i vari bonus e indennizzi previsti dai decreti salva Italia di questi mesi, ha scoperto che anche 5 parlamentari e un conduttore televisivo hanno richiesto l’indennizzo previsto per le partite Iva.

Da un punto di vista normativo e legale, hanno fatto notare gli “007 dell’Inps” non vi è stata alcuna violazione, perché potevano fare richiesta dell’indennizzo.

Ma la politica e l’opinione pubblica si indignano. Primo fra tutti il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, che sull’accaduto ha parlato di una vera “vergogna”.

“Questi deputati chiedano scusa e restituiscano quanto percepito. È una questione di dignità e di opportunità. Perché, in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici. È necessario ricordarlo sempre”, ha scritto Fico.

Il viceministro dell'Economia Laura Caselli parla di mancanza di senso della misura e dice:

“Quando abbiamo pensato a questi provvedimenti, li abbiamo scritti per aiutare chi davvero stava soffrendo, chi si era ritrovato di colpo in difficoltà, chi ne aveva bisogno davvero.”

Sulla questione è intervenuto anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che attraverso Facebooks ha reso pubblica la sua indignazione.

“Oggi La Repubblica parla di 5 parlamentari, di 5 poveri furbetti che durante la pandemia hanno avuto il coraggio di avanzare richiesta allo Stato per avere il bonus di 600 euro riservato ai lavoratori autonomi e alle partite Iva in difficoltà. Evidentemente non gli bastavano i quasi 13mila euro netti di stipendio al mese, non gli bastavano tutti i benefit e privilegi di cui già godono. È vergognoso. È davvero indecente”, si legge nel post.

"I nomi di queste 5 persone sono coperti dalla legge sulla privacy. Bene, siano loro allora ad avere il coraggio di uscire allo scoperto. Chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli è rimasto ancora un briciolo di pudore", ha sottolineato Di Maio.

​Oltre i 5 furbetti di Montecitorio, come li ha definiti La Repubblica che per prima ha dato la notizia, vi sarebbe anche un “noto conduttore televisivo”, ha riferito il Tg1 delle ore 13.30.

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