20:27 14 Agosto 2020
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Cosa dobbiamo e non dobbiamo fare ora che lo stato di emergenza sanitaria nazionale è stato prorogato fino al 15 di ottobre? Facciamo un po' di chiarezza sulle misure ancora attive.

L’Italia ha deciso di estendere lo stato di emergenza sanitaria nazionale fino al 15 ottobre prossimo.

Tale misura, però, non implica automaticamente che ai cittadini italiani vengano imposte delle limitazioni o restrizioni alle loro libertà, per attuare queste ultime il Governo italiano deve emanare delle leggi apposite o usare lo strumento normativo dei Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) e delle ordinanze.

Scadeva oggi 31 luglio, ad esempio, il Dpcm del 14 luglio che prorogava fino al termine del mese le misure di contenimento già a noi tutti note (distanziamento, mascherine, ecc.). Il Consiglio dei ministri ha però prorogato di ulteriori 10 giorni le misure contenute nel Dpcm del 14 luglio e quindi non scadranno più questo 31 luglio, ma lunedì 10 agosto.

Si resta quindi in attesa di un nuovo Dpcm che molto probabilmente estenderà alcune misure di tutela sanitaria dei cittadini fino al 15 di ottobre.

Quali sono quindi le misure ancora in vigore, cosa dobbiamo o non possiamo fare? Vediamo in sintesi le limitazioni ancora in vigore.

Le misure di contenimento attive

L’uso della mascherina resta obbligatorio nei luoghi chiusi come enti pubblici e attività commerciali. La mascherina è obbligatoria anche a bordo di autobus, taxi, treni, aerei.

Non c’è obbligo di indossare la mascherina in luogo aperto, ma non sempre è così. Alcune Regioni italiane o singoli Comuni possono emettere delle ordinanze locali straordinarie per applicare ulteriori restrizioni. Un caso pratico è il Comune di Capri, che nel fine settimana impone l’uso della mascherina anche all’aperto.

Mascherina obbligatoria anche in ospedale, in banca, alla posta e nei supermercati e centri commerciali. In Campania è in vigore una sanzione da 1.000 euro per chi non indossa il dispositivo dove è obbligatorio.

L’igienizzazione delle mani è consigliata in alcuni ambienti, ma in altri vi potrebbe essere imposta come presso gli studi odontoiatrici nella fase di passaggio tra la sala di aspetto e le sale odontoiatriche.

Altre misure specifiche sono necessarie presso i parrucchieri e nei centri benessere, o nell’attività sportiva al chiuso (palestra).

La distanza fisica di almeno un metro resta valida ovunque, anche all’aperto. Ed in effetti il divieto di assembramento non è decaduto, anche se le cronache e la vita quotidiana ci mostrano che viene ormai disatteso.

Se ho i sintomi?

Nulla è cambiato nel caso in cui si abbia una temperatura corporea superiore ai 37,5 °C. In questo caso non è consentito l’accesso ai mezzi di trasporto, nei locali commerciali, nei locali degli edifici pubblici, nei luoghi di lavoro.

La persona con temperatura corporea superiore ai 37,5 °C deve restare a casa e deve contattare il proprio medico curante per chiedere informazioni su come procedere.

Andare in Calabria

Posso visitare la Regione Calabria? Questa è la domanda che in molti si pongono e la risposta è sì, la Calabria è aperta come ogni altra area geografica italiana.

Dal 3 giugno il territorio nazionale è completamente libero e la circolazione è consentita senza limitazioni. Tuttavia la Regione Calabria impone a chi entra di registrarsi, non è una quarantena ma solo una attività di monitoraggio per poter intervenire tempestivamente in caso di focolai, così da ricostruire rapidamente la “catena dei contagi”.

I consigli di igiene personale

Per concludere alcuni consigli che non sono delle imposizioni normative, ma quelle buone prassi che valgono sempre.

Il primo consiglio è di lavarsi le mani ogni qualvolta si renda necessario farlo: non 100 volte al giorno però. E se non si possono lavare le mani, allora si possono usare anche delle salviettine umidificate igienizzanti (ne esistono anche di biodegradabili).

In casa e nei luoghi di lavoro è bene aerare i locali. Lì dove si usa l’aria condizionata d’estate potrà risultare un po’ fastidioso e anche anti-economico, ma la circolazione dell’aria negli ambienti (in particolare quelli ristretti) facilita la rimozione degli agenti patogeni presenti nell’aria.

La mascherina andrebbe cambiata di frequente smaltendola correttamente. In alternativa a quelle industriali è possibile dotarsi anche di “mascherine di comunità” suggerisce l’Istituto superiore di sanità. Le uniche davvero efficaci sono ovviamente quelle a norma e che rispettano i livelli di protezione almeno FFP2 o FFP3 o N95.

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Italia, Coronavirus
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