20:20 14 Agosto 2020
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La Corte Costituzionale boccia il ricorso del Tar delle Marche contro la legge regionale che autorizza gli agricoltori muniti di licenza di caccia a partecipare all’abbattimento dei cinghiali all’interno delle proprie aziende. Il ricorso era stato presentato da alcune associazioni ambientaliste.

Contro il provvedimento che permetteva la caccia da parte degli agricoltori avevano fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale alcune associazioni ambientaliste, sostenendo che l’estensione ai proprietari dei fondi della possibilità di prendere parte all’attività di selezione prevista dall’articolo 25 fosse di fatto incostituzionale.

Tuttavia la Corte Costituzionale ha respinto tale teoria, aprendo di fatto la possibilità per tutte le Regioni di seguire l’esempio delle Marche.

"(La Corte Costituzionale, ndr) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 25, commi 2-bis, ultimo periodo, e 3, della legge della Regione Marche 5 gennaio 1995, n. 7 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell’equilibrio ambientale e disciplina dell’attività venatoria), sollevata, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per le Marche, con l’ordinanza indicata in epigrafe" si legge nella sentenza della Corte.

L'abbattimento dei cinghiali controllato non incide in modo negativo sull'ambiente e l'ecosistema

La popolazione dei cinghiali è più che raddoppiata negli ultimi dieci anni, arrivando a circa due milioni di esemplari. Se si prende in considerazione la sola dorsale appenninica, la concentrazione media sale a un animale ogni cinque abitanti. Come risultato nelle campagne si registrano ogni anno danni stimati in almeno 200 milioni alle colture.

"Manca una motivazione idonea alla ricostruzione del percorso logico seguito dal TAR Marche, che non ha esposto perché l’inclusione dei cacciatori, dotati di specifici requisiti di qualificazione e che operano sotto il coordinamento e il controllo del personale della Provincia, nell’elenco degli attuatori dei piani di controllo del cinghiale incida in senso peggiorativo sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e comporti la violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost" si continua a leggere nel comunicato della Corte Costituzionale.

La situazione dei cinghiali, che sempre più spesso si spingono fin dentro i cortili e sugli usci delle case, costringe ormai le aziende a lasciare i terreni incolti, stravolgendo l’assetto produttivo delle zone. Questa proliferazione incontrollata di cinghiali  sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali.

Un'analisi di Coldiretti, risalente ad aprile, aveva lanciato l'allarme sull'invasione dei cinghiali nelle zone agricole: le conseguenze di queste invasioni sono state l'abbandono dei campi e un danno di oltre 200 milioni di euro ai raccolti, foraggi, sementi, piante, oltre alla minaccia al bestiame d'allevamento sia per gli attacchi da parte degli animali selvatici, che per i contagi da malattie quali la peste suina.

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