07:14 15 Agosto 2020
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Il pm di Milano Fabio De Pasquale, oltre alle condanne, chiede anche confische dei beni per un valore di un miliardo e 92 milioni di dollari, la stessa cifra pagata da Eni e Shell ad alcuni politici nigeriani per ottenere la concessione senza concorrenza all’esplorazione del giacimento petrolifero Opl-245.

Otto anni di carcere per l’amministratore di ENI, Claudio Descalzi, e per il suo predecessore e attuale presidente del Milan, Paolo Scaroni. Questo è quanto chiesto dal pm De Pasquale in relazione alla presunta maxi-tangente pagata nel 2011 da ENI e Shell per ottenere l'esplorazione di un giacimento petrolifero in Nigeria. 

Chiesta anche la confisca ai due gruppi petroliferi di 1 miliardo e 92 milioni di dollari, somma che equivale al prezzo della ingente bustarella. Secondo il pm la stessa cifra andrebbe confiscata anche a tutti i 13 imputati del processo. 

Sul fronte delle condanne, la pena più alta – 10 anni di carcere – è stata chiesta per Dan Etete, l’ex ministro del petrolio nigeriano negli anni Novanta, che avrebbe veicolato la maxi tangente, in principio pagata mediante un bonifico su un conto londinese del governo nigeriano, attraverso la Malabu, società a lui riconducibile.

Pene comprese tra 7 anni e 4 mesi per gli altri imputati. ovvero i manager dell'ENI: Roberto Casula (ex capo divisione esplorazioni), Vincenzo Armanna (ex vicepresidente del gruppo in Nigeria) e Ciro Antonio Pagano (all’epoca dei fatti managing director di Nae, società nigeriana dell'ENI) e i presunti intermediari: gli italiani Luigi Bisignani e Gianfranco Falcioni e il russo Ednan Agaev. Altri due presunti mediatori, l’italiano Gianluca di Nardo e il nigeriano Emeka Obi, erano già stati condannati a 4 anni di carcere a testa con rito abbreviato.

 

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