19:13 05 Agosto 2020
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Mai così tanti enti locali sciolti per mafia nel 2019, sono 51, il dato più rilevante dal 1991. Lo riferisce il rapporto semestrale della DIA.

L'emergenza coronavirus ha avuto un impatto shock su un sistema economico in difficoltà, che adesso si misura con una riduzione di liquidità finanziaria. In questo contesto si potrebbero inserire le mafie, considerate "player affidabili ed efficaci" nei mercati, sia interni che internazionali. A lanciare l'allarme è la la Direzione Investigativa Antimafia, nella relazione semestrale inviata al Parlamento. 

La "paralisi economica" potrebbe aprire alle mafie "prospettive di arricchimento ed espansione paragonabili a ritmi di crescita che può offrire solo un contesto post-bellico", si legge nel rapporto in cui vengono tracciati due scenari, uno di breve e l'altro di lungo termine.  

Il doppio scenario

Secondo la Dia, come effetto immediato, le mafie potrebbero radicare il proprio ruolo di welfare, attraverso l'assistenza alle famiglie e agli operatori economici in difficoltà, e accrescere il proprio consenso.

''Un primo di breve periodo - si legge nel documento - in cui le organizzazioni mafiose tenderanno a consolidare sul territorio, specie nelle aree del Sud, il proprio consenso sociale, attraverso forme di assistenzialismo da capitalizzare nelle future competizioni elettorali''.

Il secondo scenario prende in considerazione il lungo periodo, durante il quale "le mafie – specie la ‘ndrangheta – vorranno ancor più stressare il loro ruolo di player, affidabili ed efficaci anche su scala globale. L’economia internazionale avrà bisogno di liquidità ed in questo le cosche andranno a confrontarsi con i mercati, bisognosi di consistenti iniezioni finanziarie''.

Scarcerazione dei boss

Il report mette nero su bianco che ''qualsiasi misura di esecuzione della pena alternativa al carcere per i mafiosi rappresenta un vulnus al sistema antimafia''. Il riferimento esplicito è alle misure adottate dalla DAP durante l'emergenza coronavirus, che hanno portato alla scarcerazione di numerosi capimafia, anche in regime di 41bis.  

''L’effetto dell’applicazione di regimi detentivi alternativi a quello carcerario ha indubbi negativi riflessi per una serie di motivazioni. In primo luogo rappresenta senz’altro l’occasione per rinsaldare gli assetti criminali sul territorio, anche attraverso nuovi summit e investiture. Il 'contatto' ristabilito può anche portare alla pianificazione di nuove strategie affaristiche (frutto anche di accordi tra soggetti di matrici criminali diverse maturati proprio in carcere) e offrire la possibilità ai capi meno anziani di darsi alla latitanza'', sottolinea la relazione.

Il provvedimento alternativo al carcere ha un effetto psicologico all'interno del contesto sociale perché "è avvertito dalla popolazione delle aree di riferimento come una cartina di tornasole, la riprova di un’incrostazione di secoli, diventata quasi un imprinting: quello secondo cui mentre la sentenza della mafia è certa e definitiva, quella dello Stato può essere provvisoria e a volte effimera". 

Settori a rischio

Sanità e società operanti nel settore sono particolarmente a rischio investimenti e infiltrazioni criminali. 

"'La semplificazione delle procedure di affidamento, in molti casi legate a situazioni di necessità ed urgenza, potrebbe favorire l’infiltrazione delle organizzazioni criminali negli apparati amministrativi, specie di quelli connessi al settore sanitario", si legge nella relazione. 

''Sono prevedibili - inoltre - importanti investimenti criminali nelle società operanti nel 'ciclo della sanità', siano esse coinvolte nella produzione di dispositivi medici (mascherine, respiratori, ecc.) nella distribuzione (a partire dalle farmacie, in più occasioni cadute nelle mire delle cosche), nella sanificazione ambientale e nello smaltimento dei rifiuti speciali, prodotti in maniera più consistente a seguito dell’emergenza".

Nel settore della sanità vanno infine preso in considerazione il rischio infiltrazione per lo smaltimento di rifiuti speciali, settore particolarmente sensibile al coinvolgimento di imprese criminali, e il pericolo contraffazioni farmaci. 

Un fenomeno criminale in espansione, a causa della riduzione di disponibilità finanziarie e della difficoltà di accesso ai canali tradizionali del credito, è quello del prestito a usura a imprenditori, commercianti e piccoli artigiani, con un "conseguente rischio di impossessamento delle attività economiche con finalità di riciclaggio e di reimpiego dei capitali illeciti''. 

Sono particolarmente esposte al fenomeno imprese turistiche di ricezione, ristoranti e bar, centri benessere e concessionarie auto.

Il documento riporta anche i dati degli enti sciolti per infiltrazioni mafiose nel 2019, mai così tanti dal 1991. Si tratta di 20 consigli comunali e 2 Aziende sanitarie provinciali, a cui si aggiungono 29 amministrazioni ancora in fase di commissariamento. Le regioni coinvolte sono Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata.

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Mafia, Coronavirus, Italia
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