12:09 05 Dicembre 2020
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“Fuorviante dire che mantenere l’ambasciatore significa non persistere nella ricerca della verità, così come è allo stesso modo fuorviante dire che il ritiro sia necessario per raggiungere alla verità", ha affermato il Ministro degli Esteri in un'audizione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del ricercatore italiano.

L'Italia non ritirerà il suo ambasciatore da El Cairo. Anzi, per Luigi Di Maio, la sua presenza è fondamentale per far luce sul caso di Regeni e anche su quello di Patrick Zaki, coinvolgendo pure le autorità egiziane. Già il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, aveva d'altronde espresso questa volontà della Farnesina

"La strategia del governo di tenere l'ambasciatore al Cairo si fonda su una azione incessante per ottenere la verità su chi purtroppo non c'è più come Giulio e su chi, come Patrick Zaki, c'è ancora e va tutelato nei suoi diritti fondamentali sollecitando anche il coinvolgimento dei partner europei", ha dichiarato Di Maio nell'audizione.

L'esponente del Movimento 5 Stelle ha ribadito che l'Italia prosegue nella sua ricerca della verità e che a questo fine sollecita ogni volta le autorità egiziane. Pur sottolineando il deterioramento dei rapporti tra i due paesi. Per lui la scomparsa del ricercatore è infatti "una ferita ancora aperta".

"La vicenda Regeni ha compromesso i rapporti tra l'Italia e l'Egitto, che attualmente risultano depotenziati. Ribadisco che non torneranno le relazioni precedenti fintanto che non sarà fatta verità su questo caso", ha aggiunto. 

Di Maio ha anche espresso opinione favorevole sulle pressioni della società civile affinché si faccia definitivamente luce sul caso, affinché influenzino anche l'Unione Europea.

"Tutte le iniziative della società civile per sollecitare verità e giustizia per Giulio Regeni sono positive: sono strumenti di pressione giusta sulle autorità egiziane, ma anche su quelle italiane ed europee. Queste ultime dovrebbero sentirsi coinvolte molto di più, perché Regeni era un cittadino italiano ma anche un cittadino europeo", ha concluso.

Giulio Regeni era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge, in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti del paese presso l’Università Americana del Cairo. Rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di Piazza Tahrir, il suo corpo – che mostrava segni evidenti di tortura – è stato ritrovato il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. 

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