19:20 05 Agosto 2020
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Ricevette una trasfusione di sangue infetto nel 1974, ma era infetto con il virus dell'epatite C e nel 2013 è morta. Il tribunale ha riconosciuto ai parenti 700mila euro.

Nel 1974 una donna incinta partorì con taglio cesareo presso l’ospedale Loreto Mare di Napoli, ricevendo una trasfusione di sangue infetto con virus HCV, noto come epatite C. La donna nel 1999 ha poi scoperto di essere affetta da epatite C e nel 2013 è morta di cirrosi epatica.

I familiari della vittima hanno intentato una causa contro il Ministero della Salute e il tribunale ha dato loro ragione chiedendo allo Stato di risarcire i parenti delle vittime con 170mila euro, che con gli interessi e le rivalutazioni salgono alla cifra considerevole di 695mila euro.

Il virus non era noto nel 1974

Anche se all’epoca dei fatti il virus non era ancora noto in tutti i suoi meccanismi di trasmissività, il Ministero della Salute era a conoscenza della possibilità di individuare la presenza di virus collegati attraverso l’esame del fegato, grazie a conoscenze risalenti agli anni ‘60.

Si conosceva infatti il rischio di trasmissione di epatite virale già negli anni ‘60 grazie a tecniche di rilevazione indiretta.

I test specifici per l’identificazione diretta risalgono invece a tempi successivi, ovvero al 1988.

Il tribunale si è rifatto anche a regolamenti esistenti a partire dal 1958 che imponevano il controllo del sangue usato per le trasfusioni e il controllo degli emoderivati, affinché fossero esenti da virus.

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Trasfusione sangue scandalo, sangue
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