20:37 24 Settembre 2020
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Sono state le loro vittime a riconoscere i due uomini, di 35 e 31 anni, e a segnalarli alle forze dell'ordine che hanno proceduto all'arresto.

Nelle carceri libiche erano diventati gli aguzzini degli altri prigionieri, per ricevere qualche privilegio e maggiore libertà. Ma giunti in Italia le loro vittime, tutti connazionali, li hanno riconosciuti e denunciati. I due kapò sono due uomini bengalesi di 35 e 31 anni, arrestati dopo l'arrivo ad Agrigento su ordine del pm Emilia Busto e del procuratore Luigi Patronaggio. 

Secondo testimonianze riportate dalle vittime e raccolte dalla procura, i due bengalesi sarebbero stati reclutati dai trafficanti di uomini per contattare le famiglie in Bangladesh degli altri prigionieri ed estorcere loro quanto più denaro possibile in cambio della vita e della libertà dei loro cari. I due sarebbero inoltre stati spostati in diverse prigioni, passando da una milizia all'altra.

"Mai prima d’ora avevamo avuto notizia di bengalesi vessati da loro connazionali", spiegano gli inquirenti, secondo quanto riferisce l'Avvenire, che sono riusciti a risalire ai due aguzzini attraverso le informazioni riferite da migranti giunti con diversi sbarchi e mostrando le foto segnaletiche.

Adesso gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione illegale, tratta di esseri umani, sequestro di persona e tortura. Poche settimane fa, tre bengalesi sono stati condannati a 20 anni di carcere ciascuno per gli stessi crimini, compiuti nella prigione ufficiale di Zawyah. Le indagini saranno trasferite per competenza alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

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Migranti, Sicilia, Italia
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