08:04 15 Agosto 2020
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L'uomo si era recato in Serbia con tre colleghi per un viaggio di lavoro e, al ritorno, ha mantenuto una vita sociale piena di contatti anche dopo la diagnosi positiva e il rifiuto del ricovero in ospedale, dove è comunque finito, in terapia intensiva, dopo l'aggravamento delle sue condizioni.

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, non esclude di ricorrere alla vie legali e presentare un esposto alla procura di Vicenza, nei confronti del responsabile del nuovo focolaio veneto. 

Un cluster che non preoccupa Zaia, in quanto i nuovo contagi sarebbero tutti importati e sotto controllo. 

"Nonostante qualcuno abbia buttato benzina sul fuoco, il Veneto è Covid free", ha dichiarato il governatore. "Il Veneto non ha ripreso l'onda dei contagi. Il virus ce lo siamo andati a prendere in Serbia e ce lo siamo portati a casa", ha precisato, riferendosi al fatto che il paziente zero, che sarebbe deceduto lo scorso mercoledì, è un serbo e il contagio è stato "importato". "Stiamo parlando quindi di cinque positivi, di un focolaio, importato dall'estero: positivi che si sono contagiati in Serbia".

Zaia si è inoltre mostrato soddisfatto della sanità veneta che "ha funzionato perché siamo andati a rintracciare tutti i contatti stretti che hanno portato alle 52 persone in isolamento fiduciario". 

L'esplosione del focolaio in Veneto

Il nuovi contagi nella regione si sono diffusi in seguito al viaggio di un dirigente della Laserjet srl di Pojana Maggiore,  nel vicentino, che assieme a tre dipendenti si è recato in macchina in Serbia per lavoro. Qui, secondo la ricostruzione data da Zaia in conferenza stampa, il gruppo avrebbe contratto il virus, in seguito all'incontro con un uomo di 70 anni malato e positivo, che adesso risulterebbe deceduto. 

Il 25 giugno il dirigente è rientrato nel vicentino, dove sabato 27 ha preso parte a un funerale e poi a una cena di compleanno in una cantina privata, assieme a un centinaio di invitati. Il giorno dopo l'uomo ha iniziato ad accusare i sintomi da covid e si è recato in pronto soccorso, dove gli è stato effettuato il tampone naso-faringeo. Per via dei problemi respiratori il personale sanitario gli ha offerto il ricovero, ma il manager ha rifiutato ed è tornato a casa, dove però non avrebbe rispettato l'isolamento fiduciario. 

Il dirigente ha continuato ad svolgere la sua attività lavorativa e ad avere contatti, nonostante le richieste delle autorità sanitarie e del sindaco del suo paese, finché il primo luglio le sue condizioni non si sono aggravate, rendendo necessario il ricovero in terapia intensiva. 

TSO per curare i positivi

Questo grave episodio ha messo nero su bianco le difficoltà di gestione degli isolamenti fiduciari e del rischio violazione delle norme di quarantena, che gli enti locali affrontano. Per far fronte a situazioni del genere, secondo Zaia, deve essere preso in considerazione il trattamento sanitario obbligatorio, da "usare in casi estremi per costringere le persone a stare a casa" e una semplificazione del suo ricorso. 

"Il personale sanitario deve essere in grado di obbligare a un ricovero una persona con sintomi da covid", ha detto il governatore del Veneto, soffermandosi sul fatto che il TSO deve essere firmato dal sindaco, iter che rende difficoltoso il suo impiego.

"Qui siamo davanti a una persona che dopo aver accusato i sintomi ed effettuato il tampone risultato positivo ha rifiutato il ricovero proposto dai sanitari, nel frattempo è andato a una festa", ha incalzato Zaia, ricordando che un positivo non solo ha il dovere di salvaguardare la propria salute, ma anche quella della comunità in cui vive. 

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