05:58 23 Ottobre 2020
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La procura di Roma a termine dell'incontro tra i pm di Italia e Egitto sul caso Regeni ha comunicato attraverso una nota la richiesta da parte della giustizia italiana di un riscontro dalla controparte egiziana sulle indagini svolte. Nel frattempo i genitori della vittima hanno definito l'incontro fallimentare.

Sul caso della morte di Giulio Regeni la procura di Roma ha fatto sapere tramite una nota i progressi raggiunti alla conclusione dell'incontro, durato circa un'ora e avvenuto in videoconferenza, tra i pm italiani e quelli del Cairo.

"Il procuratore generale egiziano ha assicurato che, sulla base del principio di reciprocità, le richieste avanzate dalla procura di Roma sono allo studio per la formulazione delle relative risposte, alla luce della legislazione egiziana vigente" si legge nella nota. La procura di Roma ha inoltre insistito sulla necessità di "avere riscontro concreto, in tempi brevi, alla rogatoria avanzata nell'aprile del 2019 ed in particolare in ordine all'elezione di domicilio da parte degli indagati, alla presenza e alle dichiarazioni rese da uno degli indagati in Kenya nell'agosto del 2017".

Nella rogatoria inviata circa un anno e mezzo fa dai pm di Roma alle autorità egiziane si chiedeva di "mettere a fuoco il ruolo di altri soggetti della National Security che risultano in stretti rapporti con gli attuali cinque indagati".

Le richieste del pm del Cairo

Al contempo, si legge nella nota della procura di Roma, il procuratore egiziano Hamada Elsawy ha richiesto delle delucidazioni sulle attività svolte da Giulio Regeni durante la sua permanenza in Egitto:

"Nel corso del suo intervento il procuratore generale egiziano ha ribadito la ferma volontà del suo Paese e del suo ufficio di arrivare a individuare i responsabili dei fatti e per questo ha affermato che l'incontro ha costituito un passo decisivo nello sviluppo dei rapporti di collaborazione, con l'auspicio di raccoglierne esiti fruttuosi" afferma la nota.

I genitori di Giulio giudicano l'incontro fallimentare

"A leggere il comunicato della procura di Roma e’ evidente che l’incontro virtuale di oggi con la procura egiziana è stato fallimentare. Gli egiziani non hanno fornito una sola risposta alla rogatoria italiana sebbene siano passati ormai 14 mesi dalle richieste dei nostri magistrati. E addirittura si sono permessi di formulare istanze investigative sull’attività di Giulio in Egitto. Istanze che oggi, dopo quattro anni e mezzo dalla sua uccisione, senza che nessuna indagine sugli assassini e sui loro mandanti sia stata seriamente svolta al Cairo, suona offensiva e provocatoria" affermano i genitori di Giulio Regeni insieme all'avvocato Alessandra Ballerini, che condivide il pensiero della famiglia Regeni attraverso un post Facebook.

Il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta Erasmo Palazzotto ha commentato l'incontro dichiarandosi pessimista su un'ipotetica cooperazione tra le due parti: "Non abbiamo motivo di essere fiduciosi perché fino ad ora da parte egiziana sono arrivati soltanto tentativi di depistaggio e di coprire la verità. Inoltre, le ultime notizie, della consegna degli oggetti che appartenevano a Giulio Regeni, che poi in realtà erano oggetti di uno dei tentativi di depistaggio, ci dice che da parte egiziana non arrivano segnali positivi. Per cui anche noi non siamo molto fiduciosi".

La morte di Giulio Regeni

Giulio Regeni era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge che si era recato in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti del paese presso l’Università Americana del Cairo. Rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di Piazza Tahrir, il suo corpo – che mostrava segni evidenti di tortura – è stato ritrovato il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. La morte di Regeni ha dato via a un acceso dibattito internazionale e alla richiesta di fare luce su un caso non ancora chiarito, causa di tensioni diplomatiche tra Egitto e Italia.

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