21:37 12 Luglio 2020
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Il gatto morto con il Lyssavirus ad Arezzo è un caso rarissimo che non deve destare preoccupazione, anzi è un segno di efficienza della rete di veterinari italiani dice Anmvi.

Il presidente dell’Anmvi, l’Associazione nazionale dei medici veterinari italiani, il dottor Marco Velosi, tranquillizza i proprietari di gatti e di animali da compagnia in genere, quanto accaduto ad Arezzo è un “rarissimo caso di Encefalite da Lyssavirus in un gatto”.

Anzi, spiega, il fatto che sia stato rilevato e che sia scattato il protocollo di sorveglianza veterinaria nazionale è da classificare come “un caso di efficiente sorveglianza veterinaria non di allarmismo”.

Il virus West Caucasian Bat Lyssavirus, infatti, “non era mai stato rilevato prima al di fuori del Caucaso”, purtroppo il gatto di Arezzo apparentemente morto dopo un morso dato alla sua padrona è invece da ricondurre a questo virus ancora una volta provenuto da un pipistrello.

Veterinari sentinelle epidemiologiche

L’Anmvi ci tiene a sottolineare il ruolo di “sentinelle epidemiologiche di noi medici veterinari”, infatti “i medici veterinari curanti sono stati determinanti nell’individuazione dell’infezione".

E l’Associazione dei veterinari nel comunicato stampa aggiunge:

“Come prevede il regolamento nazionale di polizia veterinaria, il conseguente intervento delle autorità di sanità pubblica veterinaria (Asl, IZS e Ministero della Salute) è il risultato di un circuito virtuoso innescato dalla sorveglianza veterinaria di primo livello che si fa nelle strutture veterinarie italiane ogni giorno”.

Ecco, se il caso è stato individuato e isolato lo si deve al ruolo svolto dai veterinari. E si deve dire grazie anche a chi fa controllare i propri animali.

“Anche di fronte ad un caso eccezionale e raro come questo, in Italia abbiamo dimostrato di avere un modello gestionale di sorveglianza veterinaria efficace, fatto anche da migliaia di liberi professionisti per animali da compagnia su tutto il territorio nazionale”, scrive il dottor Melosi.

E poi arriva l’incoraggiamento:

“Il caso deve incoraggiare tutti i proprietari a far visitare regolarmente i propri cani e gatti e a valutare insieme al proprio medico veterinario, anche le condizioni ambientali in cui vivono. Farlo è un gesto di responsabilità anche verso la salute collettiva”.

La richiesta dell’Anmvi

“Se dal punto di vista gestionale il caso è sotto controllo, dal punto di vista scientifico, l’ANMVI chiede al Ministero della Salute e alla Regione Toscana che i veterinari liberi professionisti siano partecipi dei tavoli tecnici e degli interventi da mettere in atto, ‘perché noi medici veterinari liberi professionisti siamo il primo interlocutore di prossimità per 14,5 milioni di proprietari di cani e gatti”, scrive l’Associazione dei medici veterinari.

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Virus, gatto
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